My country

Aforisma di William Shakespeare
“Che l’amore fosse una cosa delicata? Direi piuttosto che sia troppo rude e troppo aspra, e infine troppo violenta: e punge come uno spino”.
Edward Dembar, a quarant’anni suonati, ne aveva trascorsi una quindicina prevalentemente fuori dalla sua Springs, cittadina natale, a milleottocento metri di quota, incastonata tra i parchi selvaggi della catena delle Montagne Rocciose.
Dopo il periodo iniziale dedito agli studi, che gli aveva regalato tanti bei momenti di aggregazione, complicità giovanili, indimenticabili amicizie, e consentito di sviluppare lo sport della caccia al cervo, sua passione innata, aveva deciso di seguire la proposta di lavoro che lo avrebbe portato nel cuore di Denver “mile high city” a est della catena montana; non una vera metropoli, non tanto distante, ma così diversa dalla sua Springs, da costituire un’esperienza a cui non rinunciare.
Là, dopo un breve periodo iniziale d’ambientamento per un giovane architetto, aveva, uno dopo l’altro, raggiunto gli obiettivi di lavoro, grazie soprattutto ad un impegno assiduo senza tentennamenti.
Il suo carattere non gli permetteva mezze misure, affrontava ogni obiettivo esattamente come fosse un esame universitario, una partita di caccia e non demordeva finché non giungeva alla conclusione certa del suo impegno. Sapeva riconoscere con grande onestà quando una situazione era conclusa, indipendentemente dal risultato conseguito. Per lui, in ogni progetto, importante era la tensione della sfida, l’intelligenza strategica necessaria e l’energia utile per giungere al cuore dell’obiettivo. Ne affrontava ogni attività come una missione, sempre in gara con sé stesso per dominarne interferenze e sempre possibili deviazioni. Ciò, di conseguenza, gli aveva procurato fra conoscenti intimi e colleghi, l’appellativo di “determinato e tenace”, sì, ma assolutamente leale, insomma, di “vero sportivo”.
Aveva organizzato piuttosto bene la sua vita, ma questa non l’appagava quanto s’aspettasse. Seppure non mancassero molteplici occasioni di socializzazione, offerte in ogni occasione dalla city, non era mai riuscito ad instaurare rapporti duraturi con nessuna compagnia femminile frequentata, e ne sentiva la mancanza.
Avrebbe voluto incontrare un amore importante, perché nel suo modo d’essere, i rapporti superficiali o fuggevoli lo appagavano parzialmente, non oltre la mera conoscenza carnale, ben distante dalle sue aspettative d’uomo integro.
Non aveva mai abbandonato il legame giovanile con la sua Springs, a cui teneva particolarmente. Di tanto in tanto, nei week end, quando gli era possibile rientrare da Denver, s’impegnava a ravvivare i rapporti cogli amici di sempre. Dentro di sé aspirava ad una famiglia con una compagna vicina ai suoi valori ideali, radicati in un’educazione laboriosa e, nel contempo, rispettosa delle sane aspirazione e motivazioni nel rapporto di coppia, onde perpetrare nei figli continuità affettiva e principi ricevuti in dote dalla sua famiglia, che l’aveva cresciuto amorevolmente.
Nella sua mente esisteva in bella evidenza, il ricordo di un’amicizia femminile molto importante per lui, la figlia di George, suo anziano compagno di caccia, il quale, da quando gli era mancata la moglie, ripeteva di frequente: “Sono stato fortunato perché Jane m’ha dato Dana, non so cosa farei senza di lei!”. Dana era la figura carismatica della miglior “Tavola Calda” del quartiere, la gestiva in modo impeccabile, come in precedenza sua madre Jane. George ne era fiero. Dana, pur essendo molto corteggiata per la sua invidiabile avvenenza e integrità, s’era fidanzata a Danny, suo migliore amico, proprio in occasione di una festa in onore di George; lo stesso giorno che Edward aveva scelto per farle conoscere le sue intenzioni.
Forse, il cocente ricordo, agiva da filtro selettivo per ogni figura femminile da lui frequentata.
C’era un altro aspetto della sua vita che gli mancava, non tanto quanto il primo, ma decisamente gli pesava molto, talvolta più del tollerabile, ovvero, la completa immersione nella brada natura montana, che solo le battute di caccia rendevano possibile. La tensione tra lui e le prede lo assorbiva fino a fargli dimenticare d’essere “il cacciatore”. Quando riusciva ad avere a fuoco, nel mirino della carabina, un cervo che magari inseguiva da uno o due giorni, arrivava a sussurrargli a distanza: “Ora sei mio”, mimando un colpo secco: “pisscc…obiettivo centrato!” Tutto finiva lì, la morte del cervo non poteva aggiungere valore all’impresa.
La sua gestualità denotava una sofferenza repressa.
Edward pensò rapidamente a una soluzione e: “OK, senti cosa facciamo. Hai una sua foto recente?”
Edward Dembar, at forty years old, had spent about fifteen of them mostly outside his Springs, his hometown, at an altitude of eighteen hundred meters, set among the wild parks of the Rocky Mountain range.
After the initial period devoted to studies, which had given him so many beautiful moments of aggregation, youthful complicity, unforgettable friendships, and allowed him to develop the sport of deer hunting, his innate passion, he had decided to follow the job proposal that would have him brought to the heart of Denver “mile high city” east of the mountain range; not a real metropolis, not so distant, but so different from its Springs, to constitute an experience that you don’t want to give up.
There, after a brief initial period of acclimatization for a young architect, he had, one after the other, achieved the work objectives, thanks above all to an assiduous commitment without hesitation.
His character did not allow him half measures, he faced every goal exactly like a university exam, a hunting party and did not give up until he reached the certain conclusion of his commitment. He could recognize with great honesty when a situation was over, regardless of the result achieved. For him, in every project, it was important the tension of the challenge, the necessary strategic intelligence and the useful energy to reach the heart of the objective. He faced every activity as a mission, always competing with himself to dominate interference and always possible deviations. This, consequently, had procured him among intimate acquaintances and colleagues, the name of “determined and tenacious”, yes, but absolutely loyal, in short, of “true sportsman”.
He had organized his life quite well, but this did not satisfy him as much as he expected. Although there were many opportunities for socialization, offered on every occasion by the city, he had never been able to establish lasting relationships with any female company frequented, and he missed them.
He would have liked to meet an important love, because in his way of being, superficial or fleeting relationships partially satisfied him, not beyond the mere carnal knowledge, far from his expectations of an integral man.
He had never abandoned the youth bond with his Springs, to which he particularly cared. From time to time, on weekends, when it was possible for him to return from Denver, he undertook to revive relations with his usual friends. Inside he aspired to a family with a companion close to his ideal values, rooted in a hard-working education and, at the same time, respectful of healthy aspirations and motivations in the couple relationship, in order to perpetuate in his children affective continuity and principles received as a dowry by his family, who had grown him lovingly.
In his mind the memory of a very important female friendship for him, the daughter of George, his old hunting companion, existed in good evidence, who, since he had missed his wife, repeated frequently: “I was lucky because Jane gave me Dana, I don’t know what I’d do without her! ” Dana was the charismatic figure of the best “Hot Table” in the neighborhood, she ran it impeccably, as her mother Jane had previously. George was proud of it. Dana, despite being very courted for her enviable attractiveness and integrity, was engaged to Danny, his best friend, on the occasion of a party in honor of George; the same day that Edward had chosen to let her know his intentions.
Perhaps the burning memory acted as a selective filter for every female figure he frequented.
There was another aspect of his life that he lacked, not so much as the first, but he definitely weighed a lot, sometimes more than the tolerable, that is, the complete immersion in the mountain nature, which only hunting made possible. The tension between him and the prey absorbed him until he forgot to be “the hunter”. When he managed to get a rifle in focus, a deer he had been chasing for a day or two, he came to whisper to him from a distance: “Now you are mine”, mimicking a blow: “pisscc … target centered!” , the death of the deer could not add value to the enterprise.
His gestures denoted repressed suffering.
Edward quickly thought of a solution and: “OK, look what we do. Do you have a recent photo of him? “
Lei annuì.
“OK, telefono a tuo padre e gli comunico che ho dovuto rientrare a Denver d’urgenza, che questo week end, per quanto mi riguarda, non se ne fa niente della caccia. Tu rientri. Senza destare sospetti, e aspetti la mia chiamata al cellulare, non so quando, spero domani in giornata. Io vado a Las Vegas e vedo di rintracciare Danny. Voglio essere là domattina. Ho una mezza idea che mi frulla per la testa”.
Dana, ancora in apprensione: “Ma è tardi, devi riposarti. Puoi partire domattina presto”.
“No, non voglio che nessuno mi veda. Adesso vai, ti chiamerò comunque domani per dirti qualcosa”.
Dana, alzatasi, estrasse dalla borsetta la foto e nel passargliela gli si strinse appresso sussurrando “Non dimenticherò quello che stai facendo per noi”. Poi, rapida, se ne uscì discretamente com’era entrata.
Edward, guardò la foto formato cartolina, pensò fra sé che Dana tutto ciò l’avesse previsto e dunque, era certa che lui l’avrebbe aiutata.
Nella foto, Danny appariva affascinante come sempre.
Edward aveva istantaneamente messo in relazione la propensione al rischio di Danny, a ciò che poteva averlo condotto a Las Vegas. Ma era solo un’idea.
Una volta là, sarebbe andato alla polizia con la foto, e poi avrebbero deciso assieme sul da farsi.
Doveva partire subito, senza indugi.
Chiamò George al cellulare, il quale fu dispiaciuto per il contrattempo, ma comprese la situazione e rinnovò l’invitò per il prossimo week end, da confermarsi, come si usava fra loro.
Le radio notturne gli tennero compagnia. Il viaggio gli prese l’intera notte. Si fermò al Desert In sulla Central City Drive, proprio appena un po’fuori dalla luccicante down town. Aveva bisogno di riposare almeno tre ore per ricuperare dallo stress.
Erano appena passate le cinque, per le nove sarebbe stato pronto ad affrontare l’avventura. Riuscì persino ad assopirsi, immerso nell’atmosfera creata dal sound discreto della radiolina in camera.
Si sveglio al richiamo del buzzer che aveva prenotato in reception. Sollecito guardò l’ora sull’orologio al polso e s’alzò. Aveva sempre con sé un bag con gli effetti e vari ricambi personali, non c’era discontinuità in questo, rispetto al solito.
Scese per il breakfast. Contemporaneamente il cervello sviluppava ipotesi, una dopo l’altra. Erano tante le possibilità da esplorare e, forse anche, le situazioni reali da affrontare. Aveva prenotato la camera per due giorni, un tempo minimo, ma sufficiente per inquadrare la situazione con le istituzioni della City ed, eventualmente, mettere in atto qualche mossa strategica.
Al primo posto di polizia, poco distante da lì, trovò subito disponibile il detective Hunter.
Un gran vantaggio, pensò Edward, avere il budget annuale delle forze dell’ordine coperto dai casinò della city. Considerazione conseguente all’osservazione delle attività in corso sulle molteplici scrivanie.
Gli fece vedere la foto di Danny con sul retro, vergati a mano: dati personali e codice dell’assicurazione sanitaria. Dana aveva proprio pensato a tutto.
Spiego la sua situazione personale, le motivazioni della ricerca, mise in evidenza il carattere creativo ed intelligente del suo amico, enfatizzando la notevole imprevedibilità del suo comportamento.
Il detective Hunter prese appunti al computer, lanciò subito dallo scanner, la foto, ai vari dipartimenti di polizia e negli ospedali della city l’identificativo e codice assicurativo, poi, guardandolo attentamente negli occhi, con un tono di voce senza nessuna enfasi emotiva disse: “Dobbiamo attendere il tempo tecnico per le risposte; diciamo domani, a quest’ora circa…Considerando il periodo di tempo cospicuo dell’assenza senza reali motivazioni conosciute, però, si possono fare diverse ipotesi, fra queste non bisogna escludere anche la più tragica. Il soggetto corrispondente alla descrizione fattami, potrebbe essere fra questi, che hanno subito una tale deturpazione del viso da necessitare un riconoscimento intimo del corpo.”
Ruotò il monitor del computer e fece scorrere una serie di nomi in codice con dati antropometrici di individui, maschi bianchi, non identificati, giacenti all’obitorio centrale di polizia.
“Sarebbe in grado di identificarlo, eventualmente?”
Ed Edward: “Io potrei dare una indicazione sommaria. Una cicatrice al gomito sinistro, dovuta ad una operazione chirurgica all’epicondile, era un tennista mancino. Portava un orecchino al lobo dell’orecchio sinistro. La sua compagna, rispetto a me, ne ha una conoscenza intima più approfondita e recente. Potrei fare in modo che sia qui domani, se crede che ce ne sia bisogno!”
She nodded.
“OK, telephone to your father and let me know that I had to return to Denver urgently, that this weekend, as far as I am concerned, nothing is done about hunting. You come back. Without arousing suspicion and waiting for my cell phone call, I don’t know when, I hope tomorrow in the day. I go to Las Vegas and see to track down Danny. I want to be there tomorrow. I have a half idea that I blend into my head ”.
Dana, still apprehensive: “But it’s late, you have to rest. You can leave early tomorrow. “
“No, I don’t want anyone to see me. Now go, I’ll call you anyway tomorrow to tell you something. “
Dana, getting up, took the picture from her purse and squeezed it past him, whispering, “I won’t forget what you’re doing for us.” Then, quickly, he came out discreetly as he had entered.
Edward, looked at the postcard-sized photo, he thought to himself that Dana had foreseen this, so she was sure he would help her.
In the photo, Danny looked as charming as ever.
Edward had instantly linked Danny’s propensity to risk to what might have led him to Las Vegas. But it was just an idea.
Once there, he would go to the police with the photo, and then they would decide together what to do.
He had to leave immediately, without delay.
He called George on his cell phone, who was sorry for the inconvenience, but he understood the situation and renewed the invitation for the next weekend, to be confirmed, as was used between them.
Night radios kept him company. The journey took him the whole night. He stopped at the Desert In on Central City Drive, just a little bit off the shining down town. He needed to rest at least three hours to recover from stress.
It was just after five o’clock, by nine o’clock he would be ready to face the adventure. He even managed to doze off, immersed in the atmosphere created by the discreet sound of the radio in the room.
He woke up to the call of the buzzer he had booked at reception. Sollecito looked at the time on the watch on his wrist and stood up. He always had a bag with the effects and various personal spare parts, there was no discontinuity in this, compared to the usual.
Come down for breakfast. At the same time the brain developed hypotheses, one after the other. There were so many possibilities to explore and, perhaps even, the real situations to be faced. He had booked the room for two days, a minimum time, but enough to frame the situation with the institutions of the City and possibly implement some strategic move.
At first police station, not far from there, he immediately found Detective Hunter available.
A great advantage, Edward thought, to have the annual budget of the police forces covered by the casinos of the city. Consideration consequent to the observation of the activities in progress on the multiple desks.
He showed him the photo of Danny with back, handwritten: personal data and health insurance code. Dana had really thought of everything.
I explain his personal situation, the motivations of the research, he highlighted the creative and intelligent character of his friend, emphasizing the remarkable unpredictability of his behavior.
Detective Hunter took notes on the computer, immediately threw the ID and insurance code from the scanner, the photo, the various police departments and hospitals in the city, then, looking closely into his eyes, in a tone of voice with no emotional emphasis, he said : “We must wait for the technical time for the answers; let’s say tomorrow, about now … Considering the considerable time period of absence without real known reasons, however, we can make several hypotheses, among these we must not exclude even the most tragic. The subject corresponding to the description given to me, could be among these, who have suffered such a facial disfigurement as to require an intimate recognition of the body. “
He rotated the computer monitor and scrolled through a series of code names with anthropometric data of individuals, white males, unidentified, lying in the central police morgue.
“Would you be able to identify him, possibly?”
And Edward: “I could give a brief indication. A scar on his left elbow, due to an epicondile surgery, was a left-handed tennis player. He wore an earring in his left ear lobe. His partner, compared to me, has a deeper and more recent intimate knowledge. I could make sure he is here tomorrow, if he thinks we need it! “
E il detective:“È mio dovere non escludere fin dal principio l’eventualità. Mi comprende? Cerco di risolvere il più presto possibile la sua richiesta, affinché eventualmente si possa orientare la ricerca altrove, vista la dichiarata imprevedibilità del sig. Clayton Danny!”
“Ok, va bene, domani qui a quest’ora.” Disse Edward, e uscì dalla stazione di polizia pensieroso.
Doveva decidere se coinvolgere subito Dana o no. Nel caso avessero trovato Danny, ovunque fosse, forse, sarebbe stato utile per lei essere in zona, del resto perché Dana s’era servita di lui se non per aprirle la strada ed avere un punto d’appoggio sicuro per ogni evenienza?
Ruppe gli indugi e la chiamò al cellulare, la informò sulla situazione e, suadente, sull’utilità che poteva avere la sua presenza, nel caso che lo avessero trovato, e magari avesse bisogno di appoggio morale.
Dana gli rispose: “Sono già partita, sto arrivando, sarò lì nel tardo pomeriggio. Dove hai preso albergo?”
Edward le diede le coordinate del Desert In e si salutarono.
Il fatto che fosse già in viaggio era la conferma di ciò che aveva pensato.
Si fermò in uno Photoshop e fece fare una serie di copie fronte-retro della foto di Danny, poi, iniziò con dovizia, a chiedere ai servizi di sicurezza di case da gioco e casinò della city, lasciando una copia della foto.
Al casinò “Il Faraone”, uno degli uomini della sicurezza riconobbe Danny nella foto, ne era certo, perché: “Aveva fatto una vincita importante” Disse, regalato fiches al croupier e agli inservienti; il tutto risaliva a circa un mese addietro.
Finalmente una traccia. La certezza ch’era stato a Las Vegas, cosa che fino a quel momento era solo una possibilità, nemmeno così evidente.
Vuoi vedere che quel geniaccio ha trovato qualche sistema per sbancare il casinò, pensò subito fra sé sorridendo. Danny aveva una spiccata attitudine ai giochi matematici, un’abilità innata; all’università era molto quotato in matematica, ma a lui non interessava quella materia e, nella loro compagnia, era famoso per le sue capacità di risolvere rebus di ogni genere. Dal gruppo d’amici era considerato “una mente geniale”.
Ora, doveva congetturare quale direzione potevano aver preso i suoi obiettivi dopo una vincita definita dal casinò, “importante”, tenendo presente che, molto denaro, attrae sempre sciacalli di ogni genere.
Il pomeriggio, a quel punto, se n’era andato. Sarebbe stata buona cosa correre al Desert In a ricevere Dana al suo arrivo. Non avrebbe parlato della sua scoperta, soprattutto per non aprire una ridda di ipotesi di cui non si sarebbero potuti controllare gli orizzonti, se non dopo accurate indagini. Meglio rimandare a dopo le verifiche della polizia. In fondo si trattava d’attendere solo fino all’indomani mattina.
Aveva già ottenuto più di quanto s’aspettasse, anche se, a quel punto non si sentiva, ugualmente, per niente tranquillo, specie pensando alle considerazioni del detective Hunter.
Non era ansioso, no, doveva solo fare i conti con la sua innata capacità di prefigurarsi le situazioni che, immancabilmente, si avveravano. Non doveva, di certo, coinvolgere Dana in ciò.
Quando arrivò, Dana era nella hall ad attenderlo. Aveva già fatto la doccia e s’era cambiata.
In precedenza aveva chiamato suo padre George per confermargli che avrebbe visto Danny in serata. All’arrivo di Edward s’alzò e gli andò incontro abbracciandolo.
“Meno male che ci sei tu! Ho tanta paura che sia successo qualcosa di grave!”
Anche lei, aveva un brutto presentimento, pensò fra sé Edward, rispondendo con vigore al suo slancio.
“Non è il caso di fasciarsi la testa. Attendiamo il responso della polizia…Non credi sia meglio?”
“Sì, hai ragione, ma è molto che aspetto sue notizie!”.
“Sarai stanca e vorrai riposare, prima magari mandiamo giù qualcosa, penso che anche tu abbia un po’ d’appetito, no?”
“Si, va bene!”.
Cenarono da vecchi amici, ricordando i momenti ameni trascorsi con Danny e gli altri compagni di caccia, citando le scarpinate più impegnative sui vari itinerari montani fra gli indimenticabili panorami.
L’atmosfera era dell’intimità di sempre. L’intimità di un gruppo molto affiatato, nel quale le personalità potevano emergere senza limitazioni, rendendoli coesi, rispettosi dei sentimenti d’ognuno.
Si soffermarono su considerazioni circa il fatto che ognuno conosceva piuttosto bene i caratteri degli altri, e ciò generava una sinergia attrattiva, che consolidava le loro aspettative d’insieme.
Giunse così rapidamente il momento di ritirarsi e Edward uscì con: “Il tempo è volato Dana! È ora di andare a riposare! Domattina dobbiamo essere dal detective Hunter verso le dieci. Facciamo il breakfast assieme?”
“Si, naturalmente. Mi chiami tu?”
“Ok, facciamo verso le otto!”.
And the detective: “It is my duty not to exclude from the beginning the possibility. Do you understand me? I try to resolve his request as soon as possible so that the research can be oriented elsewhere, given the declared unpredictability of Mr. Clayton Danny! “
“Okay, fine, here tomorrow at this time.” Edward said, and left the police station thoughtfully.
He had to decide whether to involve Dana right away or not. If they had found Danny, wherever it was, perhaps it would have been useful for her to be in the area, after all because Dana had used him if not to open the way for her and have a secure support point for any eventuality?
He broke the delay and called her on his cell phone, he informed her about the situation and, persuasively, about the usefulness of his presence, in case they found him, and maybe he needed moral support.
Dana replied: “I have already left, I am coming, I will be there in the late afternoon. Where did you get hotel? “
Edward gave her the coordinates of the Desert In and greeted each other.
The fact that he was already traveling was the confirmation of what he had thought.
He stopped in a Photoshop and made a series of front and back copies of Danny’s photo, then, he began in abundance, asking the security services of casinos and casinos in the city, leaving a copy of the photo.
At the casino “Il Faraone”, one of the security men recognized Danny in the picture, he was sure, because: “He had made an important win,” he said, giving the croupier and the attendants chips; all dated back about a month ago.
Finally a track. The certainty that he had been in Las Vegas, which until then was only a possibility, not even so obvious.
You want to see that that wiz it has found some system to break the casino, he thought immediately to himself smiling. Danny had a strong aptitude for mathematical games, an innate ability; at the university he was highly regarded in mathematics, but he was not interested in that subject and, in their company, he was famous for his ability to solve all kinds of puzzles. From the group of friends it was considered “a brilliant mind”.
Now, he had to conjecture which direction his goals could have taken after a casino-defined payout, “important”, bearing in mind that, much money, it always attracts jackals of all kinds.
The afternoon, at that point, was gone. It would have been good to rush to the Desert In to receive Dana on his arrival. He would not have talked about his discovery, especially so as not to open a flurry of hypotheses whose horizons could not be controlled, if not after careful investigations. Better to postpone until after the police checks. In the end it was only a matter of waiting until the following morning.
He had already achieved more than he expected, even though, at that point he didn’t feel, at the same time, at all calm, especially considering the considerations of Detective Hunter.
He wasn’t anxious, no, he just had to deal with his innate ability to foreshadow situations that inevitably came true. He certainly didn’t have to involve Dana in it.
When he arrived, Dana was in the lobby waiting for him. He had already showered and changed.
He had previously called his father George to confirm that he would see Danny in the evening. Upon Edward’s arrival he got up and went to meet him, hugging him.
“At least you’re here! I’m so scared that something serious has happened! “
She too had a bad feeling, Edward thought to himself, responding vigorously to his momentum.
“There is no need to wrap one’s head around. We await the police response … Don’t you think it’s better? “
“Yes, you are right, but I have been waiting a lot for his news!”
“You will be tired and you will want to rest, first maybe we send something down, I think you have a little appetite too, don’t you?”
“Yes, that’s fine!”
They had dinner with old friends, remembering the pleasant moments spent with Danny and the other hunting companions, citing the most demanding treks along the various mountain routes among the unforgettable panoramas.
The atmosphere was always intimate. The intimacy of a very close-knit group, in which the personalities could emerge without limitations, making them cohesive, respectful of the feelings of everyone.
They dwelt on considerations about the fact that everyone knew the characters of others quite well, and this generated an attractive synergy, which consolidated their overall expectations.
The moment to retire came so quickly and Edward went out with: “Time has flown Dana! It’s time to go to rest! We have to be at Detective Hunter around ten in the morning. Do we have breakfast together? “
“Yes of course. You call me?”
“Ok, let’s do it around eight!”
Si avviarono alla reception per le chiavi. Verificarono i reciproci numeri di camera, erano allo stesso piano, porte quasi di fronte. Edward l’accompagnò, le diede la buona notte. Attese che entrasse in camera, chiudesse la porta, poi, rapido, raggiunse la sua e si sistemò, facendosi prima anche una buona doccia calda. La radiolina era ancora accesa sullo stesso canale del mattino; il sound discreto avrebbe contribuito al riposo. Si stese sul letto sopra la coperta. La temperatura era alquanto buona, in pigiama si stava benissimo così. Era rilassato, pronto al sonno quando sentì bussare alla porta. S’alzò e guardò allo spioncino, era Dana.
Aprì senza indugi e lei entrò un po’ titubante:“Non mi va di star sola, non in questi momenti! Non ti dispiace se sto qui con te?” Disse con un fil di voce. “Figurati,..per niente! Quale lato vuoi?” Chiese Edward, per nulla sorpreso. Era comprensibile la situazione, per quanto si fosse adoperato a stemperarla amabilmente, durante la cena, era immanente come una spada di Damocle.
Dana tolse la vestaglia, la depositò sulla poltroncina e, in pigiama, si stese sul lato destro del lettone, dalla parte opposta al patio dell’entrata.
“Ti da fastidio il sound?” Accennò Edward, mentre a sua volta si accomodava sul suo lato nel lettone.
“No! Va bene anche per me…Ti spiace ch’io sia qui?”
“Assolutamente no! Non pensare neppure per un attimo che non ti capisca!..Piuttosto dimmi…perché hai scelto me?”
“Perché mio padre si fida di te!”
Era bello sentirsi riconosciuto in quel valore, in cui credeva fermamente e, più di ogni altro, che a esternarlo fosse la persona per la quale sarebbe andato in capo al mondo.
Dana s’accoccolò appoggiandosi lungo il suo fianco, allacciandosi con un braccio al suo petto, una gamba sulle sue e s’addormentò.
Tutto ciò lo ripagava abbondantemente di quanto aveva fatto e di quanto sarebbe ancora stato necessario fare affinché Dana raggiungesse ciò ch’era nei suoi pensieri. La considerazione lo sprofondò nel sonno.
Il buzzer, intermittente, segnò la fine dell’idillio notturno nella mente di Edward. Era tempo di ritornare alla realtà. Guardò l’ora della radiolina e stoppò il buzzer.
Dana gli era ancora tutta addosso sonnecchiosa, si sfilò dolcemente dal suo abbraccio e scivolò dal letto alla doccia. Aveva bisogno dei suoi tempi per le varie operazioni di sistemazione mattutina, perciò aveva programmato il buzzer per le sette. Aveva dormito un sonno ristoratore, si sentiva in ottima forma; ce n’era davvero bisogno, specialmente se si fosse avverato quanto si era prefigurato.
Il suo pensiero, all’opera sugli accadimenti del pomeriggio precedente, aveva inconsciamente elaborato una teoria; doveva parlarne col detective Hunter che, di certo, aveva i mezzi per arrivare a verificare se realmente poteva essere Danny il vincitore, come affermato dall’uomo della sicurezza del casinò. L’operazione poteva innescare sviluppi e possibilità inesplorate, forse portare nella giusta direzione sulle tracce di Danny.
Quando uscì dal bagno, Dana non c’era, s’era già alzata e, sicuramente, andata nella sua camera.
Rispetto ai suoi programmi di lavoro, era ancora presto per informare la segreteria del suo Studio e lo staff di lavoro sul suo eventuale rientro, era meglio sentire il detective e poi decidere per tempo anche su quello.
Erano quasi le otto, uscì per vedere se Dana era pronta. Davanti alla porta della sua camera cambiò idea, meglio rispettare i suoi tempi, non era il caso sollecitarla, in nessun modo. Scese nella hall e attese. Sul grande schermo di cortesia, le finestre dei vari eventi contemporanei: telegiornali, notiziari, previsioni del tempo, commentatori, potevano essere seguiti da ognuno, bastava sintonizzarsi con gli auricolari, ma non cedette alla tentazione perché attendeva Dana e non voleva che pensasse di doverlo interrompere, in qualche modo.
Quando apparve, per Edward fu come se si levasse il sole. Nonostante lo stress degli ultimi tempi, Dana era nel pieno splendore dei suoi trent’anni. Avrebbe mai potuto essere più splendida?
Si liberò dai pensieri circa le qualità di Dana e le andò incontro. Lei, sorridente, gli dette il buon giorno, lo baciò sulla guancia e chiese se avesse riposato.
“Buon giorno a te! Un sonno unico, come credo abbia fatto tu!” Rispose a sua volta sorridendo Edward. “Andiamo al self service! Dobbiamo affrontare una lunga giornata impegnativa.”
“Sì!” Il tono di quel “sì” era il preludio al ritorno di Dana nello stato emotivo che la perseguitava.
They went to the reception for the keys. They checked each other’s room numbers, they were on the same floor, almost opposite doors. Edward accompanied her, gave her good night. He waited for her to enter the room, closed the door, then quickly reached his own and settled in, taking a good hot shower first. The radio was still on the same channel in the morning; the discreet sound would contribute to rest. He lay on the bed over the blanket. The temperature was pretty good, in pajamas it was so good. He was relaxed, ready to sleep when he heard a knock on the door. He got up and looked at the peephole, it was Dana.
She opened without delay and she entered a little hesitant: “I don’t feel like being alone, not in these moments! Don’t you mind if I’m here with you? ”He said with a whisper. “Imagine, .. for nothing! Which side do you want? “Edward asked, not at all surprised. The situation was understandable, no matter how much he had worked to dilute it amiably, during dinner, it was as immanent as a sword of Damocles.
Dana took off the robe, deposited it on the chair and, in pajamas, lay on the right side of the Latvian, on the opposite side to the entrance patio.
“Does the sound bother you?” Edward nodded as he sat on his side in Latvian.
“No! Okay for me too … Do you mind that I’m here? “
“Absolutely not! Don’t even think for a moment that you don’t understand! .. Rather tell me … why did you choose me? “
“Because my father trusts you!”
It was nice to feel recognized in that value, in which he firmly believed and, more than any other, that it was the person for whom he would go to the end of the world to externalize it.
Dana crouched down, leaning along her side, leaning on his chest with one arm, one leg on his and fell asleep.
All this repaid him abundantly for what he had done and for what it would still have been necessary for Dana to achieve what was in his thoughts. Consideration plunged him into sleep.
The intermittent buzzer marked the end of the night idyll in Edward’s mind. It was time to return to reality. He looked at the hour on the radio and stopped the buzzer.
Dana was still all sleepy on him, gently slipped out of his embrace and slipped from the bed to the shower. He needed his time for the various morning accommodation operations, so he had programmed the buzzer by seven. He had slept a restful sleep, he felt in good shape; there was a real need, especially if what had been foreseen had come true.
His thought, working on the events of the previous afternoon, had unconsciously elaborated a theory; he had to talk about it with Detective Hunter who, of course, had the means to get to see if Danny really could be the winner, as stated by the casino security man. The operation could trigger unexplored developments and possibilities, perhaps leading in the right direction on the tracks of Danny.
When she came out of the bathroom, Dana was not there, she was already up and, surely, she went to her room.
Compared to his work programs, it was still too early to inform the secretary of his office and the work staff about his eventual return, it was better to hear the detective and then decide on that too.
It was almost eight, he went out to see if Dana was ready. In front of the door of his room he changed his mind, better to respect his times, it was not the case to solicit her, in any way. He went down into the hall and waited. On the large courtesy screen, the windows of the various contemporary events: newscasts, news reports, weather forecasts, commentators, could be followed by everyone, it was enough to tune in to the earphones, but did not yield to temptation because he was waiting for Dana and did not want him to think he owed interrupt, somehow.
When it appeared, for Edward it was as if the sun rose. Despite the stress of recent times, Dana was in the full splendor of his thirty years. Could he ever be more splendid?
He freed himself from thoughts of Dana’s qualities and went to meet her. She, smiling, gave him the good morning, kissed him on the cheek and asked if he had rested.
“Good morning to you! A unique sleep, as I believe you did! “Edward answered with a smile. “Let’s go to the self service! We have to face a long busy day. “
“Yes!” The tone of that “yes” was the prelude to Dana’s return to the emotional state that haunted her.
Il breakfast seguì silenzioso, ognuno assorto nei propri pensieri, tuttavia, manifestando nel proprio atteggiamento la piena disponibilità dell’uno verso l’altra. Comunicavano con gli occhi. Apparivano come una coppia consolidata. Nessuno avrebbe potuto immaginare il travaglio che, per ragioni opposte, stavano attraversando. Amare la stessa persona che si frapponeva alla felicità d’entrambi.
Arrivarono puntuali al distretto di polizia. Il detective Hunter, appena li vide, li invitò subito a seguirlo in una stanza separata.
Dopo la presentazione di Dana si accomodarono.
Aveva portato con sé una cartella che, solerte, aprì. Iniziò a parlare col solito tono senza inflessioni emotive:
“Con in mano la foto e i dati del sig. Clayton, abbiamo potuto appurare diversi aspetti della vicenda che lo ha riguardato.”
Dana s’agitò sulla sedia e si protese guardando il detective con occhi interrogativi.
“Sì purtroppo signora Harrison, pensiamo che il signor Clayton sia nel nostro obitorio. Abbiamo solo la necessità di un vostro riconoscimento”.
Era ciò che da ieri s’era annidato nella mente di Edward. Dana era come impietrita, incredula. E, come da una immanente ondata di tzunami, venivano, ipso facto, travolte tutte le sue speranze.
Il detective, continuò: “Ieri, la sicurezza del casinò “il Faraone” ci ha informato sulla sua visita signor Dembar. Dalla Banca d’appoggio per la riscossione delle vincite, è risultato che il sig. Clayton, quattro settimane orsono, lo stesso giorno della vincita, di oltre cinquecentomila dollari, s’è presentato, aprendo un conto corrispondente alla cifra, e s’è fatto rilasciare un assegno bancario di cinquantamila dollari, che si può riscuotere senza firma. Ciò è stata la causa di quanto occorsogli, purtroppo. Qualcuno che lo teneva d’occhio sin dal casinò, visto l’assegno Bancario ha provveduto all’aggressione omicida deturpandogli il viso per non renderlo riconoscibile. È una modalità che allunga i tempi d’indagine, per far trascorrere quello necessario all’incasso dell’assegno senza problemi. Quando m’ha descritto il suo amico, l’orecchino al lobo sinistro, la cicatrice al gomito, sig, Dembar, ho avuto pochi dubbi residui sulla sua identità.” Dana, ansiosamente lo interruppe:“E i nei sull’inguine, sì, tre nei sull’inguine, li ha verificati? Imperturbabile, il detective continuò:“Perciò è necessaria la certezza del riconoscimento. Ho preparato la scheda allo scopo. Posso accompagnarvi subito all’obitorio.”
Dana aveva lo sguardo vuoto, come se le avessero strappato l’anima.
Edward con un braccio le avvolse le spalle e, amorevolmente, la esortò: “Te la senti?” “Lei annuì.”
L’obitorio è un antro che sa di morte, in maniera così intensa e talmente inusuale da accettare nella dimensione umana, che nessuno mai vorrebbe verificare.
Lì crollò l’ultima esile speranza di Dana.
Da quel momento, quantunque nessuna emozione fosse arrestabile, senza abbandonare per un solo istante Dana, Edward s’adoperò per ogni cosa necessaria, fino alla tumulazione di Danny nel cimitero di Springs.
Fu una durissima e straziante prova per Dana, che non versò mai una lacrima. Volle affrontare consapevolmente tutto l’immenso dolore. Un’eredità che veniva da lontano, da generazioni d’impavidi coloni che avevano conquistato a proprie spese il loro diritto a vivere sulle Montagne Rocciose.
Danny, imprevedibilmente, era stato fermato da una sconosciuta mano assassina, sul traguardo del suo sogno di realizzare la scuola materna dove avrebbero cresciuto i loro figli.
Quale tragedia poteva essere più tremenda? Non c’era una risposta accettabile.
Ci voleva la volontà di continuare a vivere, oltre il crudele destino, rispettare la memoria di Danny, destinando la sua vincita a quel progetto, come di certo avrebbe voluto.
George, con la frase: “So che non lascerai sola Dana nell’impresa”, esternò tutta la sua riconoscenza a Edward che mai si sarebbe immaginato di dover considerare un rientro definitivo nella Sua Springs in modo tanto traumatico; nello stesso tempo, così lusingato per la sorte, pronta a offrirgli il suo futuro con Dana.
E Dana volle Edward al suo fianco, accettandone le diversità caratteriali, notevoli rispetto a quelle di Danny; apprezzandone pienamente la forza morale e l’intelligenza emotiva, che lo rendevano unico, un compagno su cui contare in ogni situazione, virtù che lo rendevano intimamente desiderabile. I loro figli avrebbero consolidato le radici della nuova famiglia, che Danny, con la sua terribile disgrazia, aveva reso possibile.
The breakfast followed silently, everyone absorbed in their own thoughts, however, showing in their attitude the full availability of one towards the other. They communicated with their eyes. They looked like a consolidated couple. No one could have imagined the travail they were going through for opposite reasons. To love the same person who stood in the way of the happiness of both.
They arrived on time at the police district. Detective Hunter, as soon as he saw them, immediately invited them to follow him to a separate room.
After Dana’s presentation they sat down.
He had brought with him a folder which, diligently, he opened. He began to speak in his usual tone without emotional inflections:
“With the photo and the data of Mr. Clayton, we have been able to ascertain different aspects of the affair that concerned him. “
Dana stirred in her chair and leaned forward, looking at the detective with questioning eyes.
“Yes, unfortunately, Mrs Harrison, we think Mr. Clayton is in our morgue. We only need your recognition “.
It was what had been nestled in Edward’s mind since yesterday. Dana was like petrified, incredulous. And, as from an immanent wave of tsunami, all his hopes were overwhelmed, ipso facto.
The detective continued: “Yesterday, the security of the casino” the Pharaoh “informed us of his visit Mr. Dembar. From the Support Bank for the collection of winnings, it turned out that Mr. Clayton, four weeks ago, on the same day as the winnings, of more than five hundred thousand dollars, presented himself, opening an account corresponding to the amount, and made a check for fifty thousand dollars, which can be collected without a signature. This was the cause of what happened, unfortunately. Someone who kept an eye on him since the casino, having seen the bank check, provided the murderous assault by disfiguring his face so as not to make it recognizable. It is a modality that lengthens the investigation times, to make the necessary check pass without problems. When his friend described me, the earring on the left lobe, the elbow scar, Mr, Dembar, I had little doubt about his identity. “Dana, anxiously interrupted him:” And the moles in the groin, yes , three in the groin, checked them out? Unperturbed, the detective continued: “Therefore the certainty of recognition is necessary. I have prepared the card for the purpose. I can take you to the morgue immediately. “
Dana looked blank, as if her soul had been torn.
Edward with one arm wrapped his shoulders and lovingly urged her: “Do you feel it?” “She nodded.”
The morgue is a den that smells of death, so intense and so unusual that it can be accepted in the human dimension, which no one would ever want to verify.
There Dana’s last slender hope collapsed.
From that moment, although no emotion could be arrested, without abandoning Dana for a single moment, Edward worked for everything necessary, up to Danny’s burial in the Springs cemetery.
It was a harsh and heartbreaking test for Dana, who never shed a tear. He wanted to consciously face all the immense pain. A legacy that came from far away, for generations of fearless settlers who had won their right to live in the Rocky Mountains at their own expense.
Danny, unpredictably, had been stopped by an unknown killer hand, at the goal of his dream of creating a nursery school where they would raise their children.
What tragedy could have been more terrible? There was no acceptable answer.
We wanted the will to continue living, beyond the cruel fate, to respect the memory of Danny, allocating his winnings to that project, as he certainly would have liked.
George, with the phrase: “I know you will not leave Dana alone in the enterprise”, he expressed all his gratitude to Edward who would never have imagined having to consider a definitive return to His Springs in such a traumatic way; at the same time, so flattered by fate, ready to offer him his future with Dana.
And Dana wanted Edward by his side, accepting the differences in character, notable as those of Danny; fully appreciating his moral strength and emotional intelligence, which made him unique, a companion to rely on in every situation, virtues that made him intimately desirable. Their children would have consolidated the roots of the new family, which Danny, with his terrible misfortune, had made possible.
Unico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *