Un’ipotesi Genetica

Definizione di Edoardo  Boncelli
“Non si ereditano gli organi ma il complesso di geni che sovrintendono alla loro formazione. Ed è impreciso affermare che nel corso dell’evoluzione una struttura biologica si sia trasformata in un’altra. Quello che si trasforma è la realizzazione spaziotemporale di un programma generativo codificato e controllato da un complesso di geni.”

Sin dalla più giovane età mi sono reso conto delle profonde differenze di pensiero tra maschi e femmine; quasi i due generi venissero da due mondi diversi.
Mi c’è voluto un po’ di tempo per comprendere la differenziazione e, questa è la cosa curiosa, soprattutto perché mi trovavo perfettamente a mio agio sia con gli uni che con le altre.
Ciò era forse dovuto al fatto che, a livello personale, c’era sintonia indifferenziata e poi, in famiglia, tra i miei genitori, esisteva un grande accordo di coppia, che, successivamente, ho compreso essere integrazione, vale a dire, mutua fusione dei punti di forza e debolezza reciproca.
Questa mia condizione si è ulteriormente arricchita negli anni, fino al punto da diventare un vantaggioso fattore di relazione con i due mondi.
Successivamente sono stato invogliato a riflettere sempre più approfonditamente sulla probabilità che nella evoluzione genetica si compiano dei cicli. Se ciò avverrà, questa nostra fase avrà un transitorio di qualche centinaia di generazioni e poi avverrà la saturazione intellettiva umana, poiché saremo all’ultimo stadio d’evoluzione.
Sarà necessario qualcosa di diverso, che però non può prodursi nella natura umana, se non avviene una mutazione genetica.
Noi umani siamo detentori di un patrimonio genetico che equivale a circa un terzo dei geni esistenti in natura, è ovvio che dobbiamo ramificare ed acquisire altri geni per evolvere verso l’assorbimento totale della scala genetica.
L’essere che uscirà da questa evoluzione avrà requisiti universali e sarà più adeguato anche alle probabili assai diverse condizioni ambientali future.
Sulla base di queste supposizioni formulare ipotesi futuribili è possibile, ma è materia alquanto particolare.
Avrei individuato nella femmina della specie umana il soggetto dalle maggiori potenzialità, atte a sostenere, con successo, il processo di mutazione genetica, legato comunque a caratteristiche antropomorfe umane.
L’essere sarebbe un individuo ermafrodito dai tratti somatici vagamente androgini, di grande resistenza fisico-omeostatica, dotato d’alto profilo neurologico, sensibilità emozionale ed intelligenza sistemica.
Il processo di mutazione, che sarebbe frutto di un progetto genetico transgenerazionale, andrebbe a compimento nell’arco probabile di mille anni circa, nonostante l’accelerazione impressa dagli interventi di genetica clinica mirati, entro i quali potrebbero avvenire progressivamente tutti gli adattamenti necessari: adeguamento scheletrico e muscolare; adeguamento della massa celebrale e nervosa; modificazione del sistema di respirazione e circolatorio a condizioni anfibie; modificazione del metabolismo basale; adattamento dell’apparato di riproduzione al principio d’autonomia generativa.
La capacità di riproduzione non è certo una novità nella femmina umana, lo è invece nel maschio, ora deputato alla assai limitata fecondazione meccanica, perché lo spermatozoo, come un cavallo di troia, porta nell’ovulo solo i suoi geni ereditari.
Quest’ultima caratteristica sarebbe eliminata completamente, se la femmina fosse dotata d’opportune ghiandole per l’inseminazione autonoma, sotto il suo controllo emotivo.
Ciò non vuol dire sottrarla alla naturale legge del godimento, ma dotarla di autodeterminazione riproduttiva.
L’uomo, che con lei condividerebbe la nuova identità, divenuta più completa e scevra del dualismo antagonista, potrebbe sperimentare il tanto “invidiato” delirio da orgasmo multiplo.
La legge del godimento è scritta nel DNA umano. Grazie ad essa, l’uomo si è evoluto e civilizzato, ma egli nel diffondersi sull’intero pianeta fino a diventare la preponderante biomassa, ha trovato situazioni climatiche assai differenziate, che hanno condizionato profondamente il suo comportamento e il suo sviluppo, col risultato dell’esistenza contemporanea di civiltà diverse.
Purtroppo la legge del godimento, che andava bene per garantire la necessaria libido volta essenzialmente alla procreazione in una fase dell’evoluzione umana, risulta inadeguata alla realtà dell’evoluzione stessa, se non interviene la consapevolezza e l’autodeterminazione.
Tuttora nel mondo sono in corso oltre cinquanta conflitti, a ogni latitudine, a causa di questa legge e la fame nel mondo altro non è che un’ulteriore sua deformazione.
È necessaria una grande spinta alla consapevolezza che, però, è in contrasto con le scelte politiche, operate sempre in ottemperanza a questa legge.
 
La terra non vuole il sacrificio umano, segue un disegno universale e, come madre, ci offre tutte le possibilità. Noi dobbiamo essere più consapevoli e fare la nostra parte.
L’uomo, nonostante tutto, è troppo intelligente per estinguersi e troverà certamente un equilibrio, proprio grazie alla legge del godimento.
La sua integrazione biologica con la femmina, sarebbe una soluzione.
Con questo progetto genetico, mirato inoltre, alla eliminazione dei limiti del pensiero primordiale, l’uomo riuscirebbe forse a scrollarsi di dosso anche quella frustrazione che lo attanaglia, senza che se ne renda conto fin dagli albori della sua esistenza.
Da sempre ha vissuto il suo stato d’inferiorità credendo, e forse era l’unico a crederlo, di essere illuminato e creativo in tutto ciò che faceva e per questo è stato sempre il promotore d’aspre e cruente contese.
È stato cacciatore, costruttore, conquistatore, condottiero, filosofo, scultore, letterato, guaritore, antropologo, scienziato, politico…inesauribile osservatore dell’universo, ma mai è riuscito a creare una vita come invece ha, da sempre, fatto la sua compagna.
Finalmente potrebbe vivere la sublime gioia di generare dalle sue viscere e perpetuare la sua specie; un sogno che forse solo Darwin avrebbe osato sfiorare.
 
Unico

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