Vorrei e non Vorrei

Affermazione di Sigmund Freud
Si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso; e la universalità di questo fatto basta per sé sola a farci comprendere quanto sia inappropriato l’uso della parola perversione come termine riprovativo.
Una delle sensazioni più sgradevoli da me nutrite sia per intensità che frequenza è quella generata dalla repressione doverosa dell’istinto sessuale ormai mostruosamente preponderante nel flusso del mio pensiero quotidiano. Repressione mutilatrice che censura la pratica del desiderio fino a rendere quel crudo impulso innocuo, ricreando artificialmente un acquario ove poter affondare in cattività tra veri e propri video pornografici ad occhi aperti, conditi con storielle e ridicole trame di circostanza, trasportato per inerzia dalla corrente sporcata di quell’elettrica perversione che animata vorticava prima fra le meningi.
E giuro che è impossibile uscire dalla sega mentale, una volta che la mano abbassa le mutande della mia eccitata materia grigia, questa inizia a pulsare euforica pensieri sanguigni e sudati di erotismo maniacale, alimentando un meccanismo di appagamento placato, fasullo e un po’ scialbo, abbastanza insanamente ingozzato di rimembrante violenta e carnale passione, da permettermi di fuggire per qualche istante dalla pudica antropomorfa realtà claustrofobica che a volte si odora in metro, in classe, o per strada.
E svanita quella vacua rilassatezza dell’animo, il desiderio di possedere una donna torna più forte e vivace che mai, ponendomi fastidiosamente davanti all’evidenza che in quel istante o periodo di tempo non mi è in nessun modo possibile soddisfarlo. Palesando il fatto che anche se potessi averla, il fugace piacere dovuto al semplicistico atto sessuale risulterebbe annoiato, spento, privo di significato, deludente.
Parrebbe che questa ipocrita se non infantile parte di discorso sia figlia della consapevolezza dell’impossibilità intrinseca nel raggiungimento di un risultato finale a causa di menomazioni del mio essere, quali pigrizia o vergogna, a cui reagisco meschinamente tramite la costruzione di una permalosa barriera di difensiva passività disinteressata per screditare in automatico ciò che per mea culpa è inarrivabile.
In parte è così. Ma in aggiunta mi sento di paragonarmi alla volpe che è solamente stufa di cercare di arrivare sempre alla solita uva, i cui acini di per sé si sono già rivelati piuttosto acerbi alla sua lingua alcune delle volte in cui era riuscita a raggiungere il funesto ramo di vite, a dispetto delle favolose valutazioni gastronomiche esposte dalle carismatiche altre volpi che la circondano.
La volpe è stufa di desiderare l’indesiderabile che quando per miracolo si materializza in reale, si incarna in maniera meno desiderabile di quanto fosse in partenza.
È stato creato un idolo vaginale al quale sono costretto a sottostare dall’abitudine ma in cui non credo veramente.
La coscienza spudorata di ciò che sono, ovvero un ignorante maiale con complessi esistenziali, come ogni altro d’altronde, che tra un piagnucolío e un altro alla fine mangia merda come ogni altro porco, non mi rende superiore, anzi, mi avvilisce.
Ed è questo che maggiormente mi irrita, l’impotenza di potermi sentire indipendente da questa schiavitù degli istinti, di potermi distaccare da un comportamento meramente animalesco ormai legato ad una sociale concezione negativa, che alla fine non fa altro che trasmettermi una più intensa sensazione di desolazione.
Vorrei poter decidere di rimanere del tutto esterno a qualunque malformata attrazione che par prendersi in fondo gioco di me, come se esclamasse sotto voce mentre nel torrente di sogni erotici la mia vicina di casa urla di piacere sotto il peso del mio corpo: “Tanto lo sai che non la potrai mai avere, e se anche potessi averla, situazione che poche volte si propone in rapporto al numero di ambizioni simili che nutri ogni giorno, quando sarai venuto ti renderai conto di quanto quella irrefrenabile voglia fosse ingannevolmente portatrice di una spiccia imitazione dell’eden, di quanto la realtà abbia distrutto le tue floreali aspettative, ossessivamente annaffiate di ingenue speranze inculcate dalla ossessiva pubblicità del piacere, come se una volta sbocciato il fiore della libidine, questi non si mostrasse fonte di una profumata bellezza eterna, ma cominciasse a starnutire un rimarcato e maleodorante polline appiccicoso di incompletezza.
Ti accorgerai che quel covalente legame di felicità con un altro umano culminerà nell’egoistico orgasmo, per poi recidersi e rigettarti sul letto come una bistecca masticata.
One of the most unpleasant sensations I have nourished both in intensity and in frequency is generated by the dutiful repression of the now monstrously preponderant sexual instinct in the flow of my daily thought. Mutilating repression that censures the practice of desire to make that raw innocuous impulse, artificially recreating an aquarium where you can sink in captivity between real pornographic porn with open eyes, seasoned with stories and ridiculous plots of circumstance, transported by inertia from the dirty current of that electric perversion that animated whirled first among the meninges.
And I swear that it is impossible to come out of the mental saw, once the hand lowers the underpants of my excited gray matter, this begins to euphoric pulsing bloody and sweaty thoughts of maniacal eroticism, fueling a placated, fake and a little dull fulfillment mechanism , quite insanely swallowed by a remorsant violent and carnal passion, to allow me to escape for a moment from the modest anthropomorphic claustrophobic reality that sometimes smells in the subway, in the classroom, or on the street.
And the vapid relaxation of the soul has vanished, the desire to possess a woman comes back stronger and more lively than ever, annoying me before the evidence that in that moment or time I can not in any way satisfy it. Noting the fact that even if I could have it, the fleeting pleasure due to the simplistic sexual act would be bored, dull, meaningless, disappointing.
It would seem that this hypocritical if not infantile part of discourse is a child of the awareness of the intrinsic impossibility in achieving a final result due to impairments of my being, such as laziness or shame, to which I react meanly through the construction of a touchy defensive barrier disinterested passivity to discredit automatically what by mea culpa is unattainable.
This is partly the case. But in addition I can compare myself to the fox that is only tired of trying to always get to the usual grape, whose berries have already proved to be rather unripe to his tongue some of the times in which he had managed to reach the fatal branch of lives, in spite of the fabulous gastronomic evaluations exposed by the charismatic other foxes that surround it.
The fox is tired of wishing for the undesirable that when it miraculously materializes into reality, it is embodied in a less desirable way than it was at the start.
A vaginal idol has been created, to which I am forced to submit to the habit but in which I do not really believe.
The shameless conscience of what I am, that is an ignorant pig with existential complexes, like any other, that between a whimper and another at the end eats shit like every other pig, does not make me superior, rather, it degrades me.
And this is what irritates me most, the powerlessness of being able to feel independent of this slavery of instincts, of being able to detach myself from a merely animal behavior that is now linked to a social negative conception, which in the end does nothing but transmit a more intense feeling of desolation.
I would like to be able to decide to remain completely outside any malformed attraction that seems to take the bottom game of me, as if to exclaim under the voice while in the torrent of erotic dreams my neighbor screams of pleasure under the weight of my body: “So much the you know you can never have it, and even if you could have it, a situation that sometimes is proposed in relation to the number of similar ambitions that you feed every day, when you come you will realize how unstoppable desire was deceptively the bearer of a fake imitation of Eden, how much reality has destroyed your floral expectations, obsessively watered with naive hopes inculcated by the obsessive publicity of pleasure, as if once the flower of lust blossomed, it was not shown as a source of perfumed eternal beauty, but began to sneeze a marked and foul-smelling sticky pollen of incompleteness.
You will realize that that covalent bond of happiness with another human will culminate in the egoistic orgasm, and then sever yourself and throw yourself back on the bed like a chewed steak.
Ti accorgerai che la medicina alla solitudine prescritta dalla tua razza non è poi indispensabile e nemmeno così efficace, che alla fine è l’ingombrante collettivo ad aver preso una decisione per te. E tu non potrai farci nulla”.
Esplode un’emorragia di spaventosa rabbia, dato che mi rendo conto dell’esistenza di una immensa disgiunzione fra ciò che il mio IO vuole e ciò che il mio pene vuole, in parole povere e piuttosto fraintendibili. Il rancore riempie in maniera prorompente la mia natura sessuale, alla cui travolgente enfasi non riesco a sottrarmi sia per l’irresistibile e dissetante soddisfazione che si beve dalla sorgente della stima altrui nel momento in cui riesci a dimostrare che potresti trasmettere la tua genia tramite una donna che rappresenta l’incarnazione ideale dei canoni estetici e salutari (e alla fine di questo si parla), sia perché l’aspettativa dell’atto è esageratamente ormonata dal mio cervello, ed essendo dipendente dal mio caro vecchio gulliver alla fine casco ogni volta nei suoi inganni sbarazzini.
Quando mi eccito è come se il sangue che schizofrenico comincia a scorrere allarmato per riempire il corpo cavernoso del mio uccello fosse ricco di ferocia, carico di rivendica sociale, trasportando un embolo abnorme di insicurezze, trasformando ciò che dovrebbe in teoria essere l’atto di legame democratico per eccellenza in uno sfogo di dominazione autoritario. Poiché sono incapace della forza necessaria a controllare le irrazionali emozioni intellettualmente troppo marce per poter essere affrontate o comprese, che vengono mascherate da comportamenti defecanti fiacco maschilismo.
Il concetto di “Amore” così come lo conosciamo, legato all’azione sessuale, perde di significato il più delle volte, poiché si eleva un comportamento bestiale ad una concezione quasi divina, e non vi è nulla di più squallido che l’apoteosi della pratica.
Quindi dobbiamo decidere se accogliere la connotazione di “Amore” come secrezione puramente umana, atemporale, libera da qualsiasi trappola della materia sociale, sopraelevata alla logica della natura animale, oppure se ammettere una più pessimistica visione che vede l’eros come un semplice quanto più evoluto istinto utile alla sopravvivenza della specie, fondato sul dovere egocentrico di lasciare propria traccia sul territorio.
Nel “fare l’amore” quindi non vi è nulla di religiosamente aulico, è l’espletazione primaria del proprio ego farcito di inadeguatezza, che infatti si scatena in un operazione di controllo manicheo, come per gridare tramite i glutei convulsi dal fervore della goduria: “Questo sono io, e tu sei costretta ad accettarmi cosí come sono, senza remore.
You will notice that the medicine to the solitude prescribed by your race is not then indispensable and not so effective, that in the end it is the cumbersome collective to have made a decision for you. And you can not do anything about it “.
A hemorrhage of frightful anger explodes, since I realize the existence of an immense disjunction between what my ego wants and what my penis wants, in simple and rather misunderstood words. The grudge fills in an irrepressible way my sexual nature, to whose overwhelming emphasis I can not escape from the irresistible and refreshing satisfaction that you drink from the source of the esteem of others when you can show that you could transmit your genetics through a woman who represents the ideal incarnation of aesthetic and healthy canons (and at the end of this we speak), both because the expectation of the act is exaggeratedly hormoned by my brain, and being dependent on my dear old gulliver at the end helmet every time in his mischievous deceptions.
When I get excited it is as if the blood that schizophrenic begins to flow alarmed to fill the cavernous body of my bird was rich in ferocity, charged with social claim, carrying an abnormal embolus of insecurities, transforming what should in theory be the act of democratic tie par excellence in an outpouring of authoritarian domination. Because I am incapable of the force necessary to control irrational emotions too intellectually in order to be confronted or understood, which are masked by behaving defecating lackluster machismo.
The concept of “Love” as we know it, linked to sexual action, loses its meaning most of the time, since a bestial behavior is elevated to an almost divine conception, and there is nothing more shabby than the apotheosis of practice.
So we have to decide whether to accept the connotation of “Love” as a purely human secretion, timeless, free from any trap of social matter, raised above the logic of animal nature, or whether to admit a more pessimistic vision that sees the eros as simple as more evolved instinct useful for the survival of the species, based on the self-centered duty to leave its mark on the territory.
In “making love” there is nothing religiously noble, it is the primary fulfillment of one’s ego stuffed with inadequacy, which in fact is unleashed in a Manicure control operation, as if shouting through the buttocks convulsed by the fervor of pleasure : “This is me, and you are forced to accept me as I am, without hesitation
Non mi importa nulla, il mondo può bruciare li fuori, a me non importa. Ci sono io, solo io in questo istante. E se noti una sorta di impegno nel cercare di far si che anche a te piaccia, sappi che è un comportamento del tutto funzionale. Perché so che altrimenti non ci restaresti, con me. Perché scopriresti una nuda parte di me piuttosto rivoltante, ed è meglio nasconderla sotto un lenzuolo di altruismo.
Esiste ovviamente la probabilità che ci sia dell’affetto, della sincerità o fiducia reciproca alla base, non lo sto escludendo, ma è raro, veramente raro, e direi che è più una accassione, un maquillage che rende il tutto più apprezzabile e quieto. Inoltre, quello d’amore non è altro che un rapporto ferino che viene al mondo saturato, acquisendo nuove sfumature di sgargianti colori di umanità con lo scorrere del tempo, rimanendo consapevole della desolazione che lievita nelle fondamenta”.
Riassumendo, si copula perché spinti da un’istintiva voglia alla quale non si puo’ fuggire per poter tramandare subconsciamente il codice genetico che però viene miseramente eliminato prima che possa adempiere al suo scopo da un preservativo, ergo il fine procreativo viene messo da parte. Quindi cosa ne rimane dell’atto? Il piacere. Ma se effettivamente il piacere che ne viene è simile se non pari a quello generato dall’autoerotismo (perlomeno negli uomini), non è forse il sesso in se una bisognosa manifestazione del contradittorio rapporto servo-padrone?
È una disperata ricerca di empatia e comprensione, oppure una infausta necessità di mostrarsi incuranti proprio di queste attenzioni, è la rappresentazione massima del difetto umano, è una fuga dalla solitudine, è una purga della cattiveria. È un trofeo dietro al quale nascondersi, con cui arredare, cercando disperatamente consensi, le vischiose pareti di fango della pace dei sensi.
I do not care, the world can burn them out, I do not care. It’s me, just me at this moment. And if you notice a kind of commitment in trying to make sure that you like it, know that it is a completely functional behavior. Because I know you would not be able to rest with me. Because you would discover a naked part of me rather revolting, and it is better to hide it under a sheet of altruism.
Obviously there is the probability that there is affection, sincerity or mutual trust at the base, I’m not excluding it, but it is rare, really rare, and I would say that it is more a ochesion, a make-up that makes everything more appreciable and quiet. Moreover, that of love is nothing but a feral relationship that comes to the saturated world, acquiring new shades of bright colors of humanity with the passing of time, remaining aware of the desolation that rises in the foundations “.
Summing up, you copulate because pushed by an instinctive desire to which you can not ‘escape to be able to pass on subconsciously the genetic code that is miserably eliminated before it can fulfill its purpose by a condom, ergo the procreative end is put aside. So what remains of the act? The pleasure. But if indeed the pleasure that comes from it is similar if not equal to that generated by autoerotism (at least in men), is not sex in itself a needful manifestation of the contradictory relationship servant-master?
It is a desperate search for empathy and understanding, or an unfortunate need to show itself to be careless of these attentions, it is the maximum representation of the human defect, it is an escape from solitude, it is a purge of malice. It is a trophy behind which to hide, with which to furnish, desperately in agreement, the viscous mud walls of peace of mind.
www.youtube.com/watch?v=hYYFDG8kSN4.                       [Strisciare sul codice a fianco e cliccare su apri URL]
www.youtube.com/watch?v=bE80MeibQ18                           [Strisciare sul codice a fianco e cliccare su apri URL]

Unico

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