Il Timoniere (The Coxswain)

Da un articolo di Franco Esposito
Peppeniello timoniere. Un metro e cinquantacinque, cinquantatre chili. Peppeniello a servirli, i fratelli Abbagnale, Carmine e Giuseppe. Giganti pompeiani, imponenti, forti. I bronzi di Pompei. Insieme, in tre, Giuseppe Di Capua e i due compari, a formare l’equipaggio più forte di tutti i tempi. Il 2 con sul podio più alto delle olimpiadi a Los Angeles e Seul. Firme indelebili a Lake Casitas, California, e al Regatta Course nel paese del dolce mattino, la Corea del Sud. Otto titoli mondiali, medaglie assortite in numero considerevole, quaranta volte campioni d’Italia.
Peppeniello helmsman. One meter fifty-five, fifty-three kilos. Peppeniello to serve them, the Abbagnale brothers, Carmine and Giuseppe. Pompeian giants, imposing, strong. The bronzes of Pompeii. Together, in three, Giuseppe Di Capua and the two cronies, to form the strongest crew of all time. The 2nd with the highest podium of the Olympics in Los Angeles and Seoul. Indelible signatures in Lake Casitas, California, and at the Regatta Course in the country of sweet morning, South Korea. Eight world titles, medals assorted in considerable numbers, forty times Italian champions.
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Un curioso equivoco. Il cognome di Peppiniello, Di Capua, scambiato per la città di origine dei fratelloni. Carmine e Giuseppe Abbagnale di Capua, non di Messigno, non di Castellamare di Stabia, la città delle terme e del canottaggio.
Il posto di Giuseppe Di Capua e sede del Circolo Nautico Stabia, il sodalizio fondato dal principe Marsiconovo. Cinquecentocinquanta soci e un presidente professore d’inglese, Pasquale Gaeta.
Di Capua piccola grande ombra dei fratelloni di Messigno, il santuario della Madonna di Pompei a due chilometri, la campagna intorno alla casa patriarcale color ocra, la terra da lavorare. Patate, verdure, fiori. Gladioli e soprattutto garofani pronti per le spedizioni in tutta Europa. La ditta di papà Vincenzo Abbagnale, che avrebbe preferito i figli contadini, non canottieri. “Avete braccia forti, buone per la terra. Lo sport è una pazziella, un gioco che non porta moneta. Lo studio e i fiori sì, contano”.
Sei figli gli Abbagnale. Due gemelle, Nunzia e Rosanna. Una sorella, Maria. E i tre canottieri, Giuseppe, Carmine, Agostino. Un giorno del 1988, a Seul, si ritrovavano sul podio più alto, campioni olimpionici, una famiglia tutta d’oro. Il 2 con di Giuseppe e Carmine e il quattro di Agostino. Mai successo prima nella storia del canottaggio mondiale.
Giuseppe Di Capua il timoniere più grande che questo sport abbia espresso. Breve e atletico, il fisico e la figura di un personaggio della commedia dell’arte; al cinema lo avrebbero impiegato come caratterista. Furbo e insieme scaltro, attento, intelligente, pronto, immediato nell’esercizio del ruolo. Ragazzino, giocava al calcio in una squadretta di amici. Un’aletta svelta, rapida, dribblomane. Individualista eccessivo, presto si rendeva conto che il pallone gli avrebbe dato magre soddisfazioni. Il fisico, poi: un metro e cinquantacinque. Ma a quell’ora non poteva immaginare che avrebbe incontrato il successo nel canottaggio.
A curious misunderstanding. The surname of Peppiniello, Di Capua, exchanged for the city of origin of the brothers. Carmine and Giuseppe Abbagnale di Capua, not of Messigno, not of Castellamare di Stabia, the city of spas and rowing.
The place of Giuseppe Di Capua and seat of the Circolo Nautico Stabia, the association founded by Prince Marsiconovo. Five hundred and fifty members and a president professor of English, Pasquale Gaeta.
Di Capua, a small, great shadow of the brothers of Messigno, the sanctuary of the Madonna di Pompei, two kilometers away, the countryside around the ocher patriarchal house, the land to be worked on. Potatoes, vegetables, flowers. Gladioli and especially carnations ready for shipments throughout Europe. The company of father Vincenzo Abbagnale, who would have preferred the peasant sons, not rowers. “You have strong arms, good for the earth. Sport is a pazziella, a game that does not carry money. Study and flowers, yes, count “.
Six Abbagnale sons. Two twins, Nunzia and Rosanna. A sister, Maria. And the three rowers, Giuseppe, Carmine, Agostino. One day in 1988, in Seoul, they found themselves on the highest podium, Olympic champions, a whole family of gold. The 2 with of Giuseppe and Carmine and the four of Agostino. Never before happened in the history of world rowing.
Giuseppe Di Capua the greatest helmsman that this sport has expressed. Brief and athletic, the physique and figure of a character from the commedia dell’arte; at the cinema they would have used it as a character. Crafty and sly, attentive, intelligent, ready, immediate in the exercise of the role. Little boy, he played football in a team of friends. A quick, quick, dribblomane flap. An excessive individualist, he soon realized that the ball would have given him meager satisfactions. The body, then: one meter fifty five. But at that time he could not imagine that he would meet with success in rowing.
Il mondo è anche questo, spesso governato e dominato da uomini bassi. Napoleone Bonaparte, un metro e cinquantacinque; Ben Gurion, centocinquantadue centimetri appena; Mahatma Gandhi un metro e quarantasei, uguale e preciso Yasser Arafat. E Giacomo Leopardi, Wolfgang Mozart con i suoi centocinquantadue centimetri di genio, e Benito Juarez, a lungo Presidente del Messico. Un metro e trentasette, pensa te. Piccoli grandi uomini, come Peppeniello nel suo brodo, al timone della barca delle meraviglie. Il mondo è cosa nostra, dei bassi di statura. “Non potevo che diventare timoniere”.
Il canotaggio, ma come e quando? Nel ’52, e oggi sembra un secolo fa. Le presentazioni all’alba, alle cinque e mezza del mattino. La brina e l’umidità come residuo della notte, il cielo e l’aria pregni di foschia. Un orario strano, singolare, per il primo incontro organizzato da un caro amico, Catello. Come dire, incontrarsi e non perdersi più, Peppeniello e il canottaggio. Una cotta a prima vista. Catello e un gruppo di amici seguiranno Peppeniello in ogni pizzo d’Europa. Preferibilmente in macchina, simpatici matti incorruttibili tifosi. Lucerna, Duisburg, Monaco di Baviera, Hazewinkel, il giorno della vittoria più squillante e rumorosa. Una fantastica emozione lasciarsi alle spalle i giganti di Germania a casa loro.
Giuseppe Abbagnale capovoga, Carmine prodiere, Giuseppe Di Capua timoniere. “Immensi, grandissimi, i due fratelli. Ma io ho vinto un titolo mondiale più di loro. È accaduto nell’82, al Rotsee, il lago di Lucerna, io al timone dell’otto pesi leggeri, per volere della federazione italiana canottaggio”.
the world is also this, often ruled and dominated by low men. Napoleon Bonaparte, a meter and fifty-five; Ben Gurion, just one hundred and fifty-two centimeters; Mahatma Gandhi a meter and forty-six, equal and precise Yasser Arafat. And Giacomo Leopardi, Wolfgang Mozart with his one hundred and fifty-two centimeters of genius, and Benito Juarez, long President of Mexico. One meter and thirty-seven, think of yourself. Little big men, like Peppeniello in his broth, at the helm of the boat of wonders. The world is a thing of ours, of short stature. “I could not but become a helmsman”.
The rowing, but how and when? In ’52, and today it seems a century ago. Presentations at dawn, at half past five in the morning. The frost and humidity as a remnant of the night, the sky and the air are filled with mist. A strange, singular timetable for the first meeting organized by a dear friend, Catello. How to say, meet and not get lost, Peppeniello and rowing. A crush at first sight. Catello and a group of friends will follow Peppeniello in every European lace. Preferably in the car, nice crazy incorruptable fans. Lucerne, Duisburg, Munich, Hazewinkel, the day of the most loud and noisy victory. A fantastic emotion to leave behind Germany’s giants at home.
Giuseppe Abbagnale capovoga, Carmine bowman, Giuseppe Di Capua helmsman. “The two brothers are immense, very great. But I won a world title more than them. It happened in ’82, at the Rotsee, Lake Lucerne, I at the helm of eight light weights, at the behest of the Italian federation rowing.
Peppeniello peso leggero, nessun problema, mai patiti sacrifici per stare dentro il limite di peso dei cinquantaquattro/cinquantacinque chili. Venti anni insieme, tre uomini in barca e a zonzo nel mondo ad ammucchiare successi. Punto di partenza due luoghi in provincia di Napoli: Messigno e Castellamare di Stabia. Venti anni e mai un litigio. “Sì, mai”, conferma Giuseppe Di Capua, classe 1958, nato a Salerno, figlio di Vincenzo. “Il nome più bello del mondo”.
Impiegato alla Sip, la società dei telefoni che sarebbe poi diventata Telecom. Centralinista, chiedeva e otteneva il turno di notte. In barca con Giuseppe e Carmine all’alba, lui reduce dalla nottata al centralino, quaranta chilometri di auto tra andata e ritorno, da Castellamare a Napoli. Il palazzo della Sip, costruzione in stile fascista, a via De Pretis, due passi dal porto di Napoli, e l’hangar delle barche del circolo nautico, a via Giuseppe Bonito, a Castellammare.
Timoniere in pensione, è tuttora dipendente Telecom. Turni normali nell’ufficio al primo piano del grattacielo al Centro Direzionale di Napoli. La moglie Sandra, insegnante, gli ha reso la vita lieve, mai una vota che gli abbia fatto pesare qualcosa. Tre figli studenti: Vincenzo a economia e commercio, Lucia al liceo, maturanda, e Francesco. Papà Giuseppe, oggi rotondetto, non ha mai chiesto a nessuno dei figli di provare con il canottaggio. Vincenzo pratica la ginnastica, Luisa recitava, Francesco prende lezioni di pianoforte. Uomo semplice di chiare origini popolari, lo storico timoniere comandava l’equipaggio con incisivo vigore e grande energia. Un martello. Non ossessivo al contrario come padre, proprio no. I figli lo chiamano Peppeniello, in segno di affetto e di ammirazione.
Peppeniello light weight, no problem, never suffered sacrifices to stay within the weight limit of fifty-four / fifty-five kilograms. Twenty years together, three men on a boat and wandering around the world to pile up successes. Starting point two places in the province of Naples: Messigno and Castellamare di Stabia. Twenty years and never a fight. “Yes, never”, confirms Giuseppe Di Capua, born in 1958, born in Salerno, son of Vincenzo. “The most beautiful name in the world”.
Employed by SIP, the telephone company that would later become Telecom. Receptionist, asked and obtained the night shift. On a boat with Giuseppe and Carmine at dawn, he returned from the night to the switchboard, forty kilometers of car round trip, from Castellamare to Naples. The Sip building, a fascist-style building, in via De Pretis, a few steps from the port of Naples, and the boat hangar of the nautical club, in via Giuseppe Bonito, in Castellammare.
Retired helmsman, he is still a Telecom employee. Normal shifts in the office at the first floor of the skyscraper at the Centro Direzionale di Napoli. His wife Sandra, a teacher, made his life light, never a vote that made him weigh something. Three children students: Vincenzo in economics and commerce, Lucia in high school, matured, and Francesco. Papa Giuseppe, now round, has never asked any of the children to try rowing. Vincenzo practices gymnastics, Luisa recites, Francesco takes piano lessons. Simple man of clear popular origins, the historic helmsman commanded the crew with incisive vigor and great energy. A hammer. Not obsessive on the contrary as a father, not really. His sons call him Peppeniello, as a sign of affection and admiration.
L’equipaggio dei sogni e lui al timone nella nebbia del primo mattino nello specchio di mare a Pozzano. Il rumore delle palate nell’acqua ancora fredda, il golfo di Castellammare, hop-alè, tutti i giorni. Tre ore piene all’alba, altrettante nel pomeriggio alle 17, prima di prendere servizio al centralino della Sip. Peppeniello riposava dalle nove alle quattordici. Dormiva di giorno. Una vita a rovescio, la sua.
Vita dura, durissima. Vitaccia comunque bella tosta,  il dottore zio degli Abbagnale. L’architetto dell’equipaggio più bello. I nipoti Carmine e Giuseppe altrimenti conosciuti come i tedeschi di Messigno, e Peppeniello di Castellamare di Stabia, grande tifoso calcistico della Juve Stabia.
Giuseppe Abbagnale, ragioniere, poi laureato Isef con una tesi su “L’avviamento al canottaggio dei bambini tra gli otto e gli undici anni”, tanto per non uscire dal tema della vita che si era scelto. Il posto in banca a capo di anni di appelli anche pubblici, oggi presidente della federazione italiana canottaggio, e papà di Vincenzo, fresco campione del mondo pure lui. La leggenda continua.
Carmine geometra, remando e vincendo anche sull’estimo. La materia che gli stava indigesta e gli dava più problemi di una regata contro i tedeschi o i mitici inglesi Stephen Redgrave e Andy Holmes, per citare i migliori in assoluto, gli avversari più altolocati. Cinque medaglie d’oro consecutive alle Olimpiadi Sir Redgrave, precisamente leggendario; una montagna di trionfi il compagno di coppia, ai Giochi Olimpici e ai mondiali.
Mamma Virginia La Mura chiara complice del fratello Giuseppe, medico condotto a Pompei, un esercito di mutuati da assistere, e la fissa del canottaggio. Campione d’Italia nel ’52, in coppia con Abbatangelo, un giovane di destra che siederà poi in Parlamento, studiava i sistemi d’allenamento dei canottieri della Germania Est. Studi profondi.
The crew of dreams and him at the helm in the early morning mist in the sea mirror at Pozzano. The noise of the palate in still cold water, the Gulf of Castellammare, hop-alè, every day. Three full hours at dawn, as many in the afternoon at 5 pm, before taking up the Sip switchboard service. Peppeniello rested from nine to fourteen. He slept during the day. A life in reverse, his life.
Hard, hard life. Vitaccia, however, beautiful tough, the doctor uncle of the Abbagnale. The architect of the most beautiful crew. The grandchildren Carmine and Giuseppe otherwise known as the Germans of Messigno, and Peppeniello of Castellamare di Stabia, a great football fan of Juve Stabia.
Giuseppe Abbagnale, accountant, then Isef graduate with a thesis on “The goodwill to rowing of children between the ages of eight and eleven”, just to avoid leaving the theme of the life that had been chosen. The place in the bank at the head of years of public appeals, today president of the Italian rowing federation, and father of Vincenzo, fresh world champion as well. The legend continues.
Carmine surveyor, rowing and winning even on the outside. The material that was indigestible and gave him more problems than a race against the Germans or the legendary Englishmen Stephen Redgrave and Andy Holmes, to cite the best ever, the most high-ranking opponents. Five consecutive gold medals at the Sir Redgrave Olympics, precisely legendary; a mountain of triumphs, the couple’s partner, at the Olympic Games and at the World Cup.
Mamma Virginia La Mura is the clear accomplice of his brother Giuseppe, a doctor led to Pompeii, an army of borrowers to be assisted, and the fix of rowing. Campione d’Italia in ’52, paired with Abbatangelo, a right-wing young man who will then sit in Parliament, studied the training systems of rowers of East Germany. Deep studies.
Fenomeni fisici i crucchi in grado di allenarsi ore e ore. Sedute spossanti, impossibili da digerire per i canottieri italiani. I tedeschi dell’Est autentici professionisti, la vita in barca, tutti i giorni; dilettanti gli Abbagnale, costretti a rubare ritagli di tempo allo studio e al lavoro nei campi di fiori. Fisici italiani, non in grado di spendersi in allenamenti mostruosi. Proprietari, evidentemente, di motori eccezionali. Come fare? La Mura adottava per gli Abbagnale la sua personale filosofia. E l’applicava in ogni momento della costruzione di un miracolo sportivo pregno di intelligenza, genialità, applicazione. I tedeschi vogano dall’alba al tramonto? Fatti loro. Noi mettiamoci l’intensità, nipoti miei. L’intensità negli allenamenti come risposta alla martellante continuità teutonica. Ossessiva, insopportabile.
Il teorema di Giuseppe La Mura, allenatore di due giganti competitivi.  “Vince chi lavora molto, lavora di più, lavora meglio. Nello sport non c’è posto per i lavativi”. Giuseppe capovoga, irruente, determinato in ogni gesto e in ogni parola, un’esplosione di energia e forza. Il portavoce dell’equipaggio con la fissazione della vittoria e l’ambizione di vogare davanti al mondo, compagno indivisibile di una massima. “Partecipare è importante, ancora di più vincere. Se nello sport non ti prefiggi di vincere, non esisti”.
Carmine prodiere silente. Carattere chiuso, osservatore, riflessivo, deciso. Due braccia forti, risoluto nella esecuzione dei comandi.  Il motore della barca. Sudore, fatica, venti anni di silenzi. Peppeniello al timone della barca delle meraviglie, lui a prua a tenere la rotta e a dettare ordini ai Fratelloni.
Physical phenomena, the crocs able to train hours and hours. Exhausting sessions, impossible to digest for Italian rowers. Authentic East Germans, life on the boat, every day; amateurs, the Abbagnale, forced to steal scraps of time to study and work in the fields of flowers. Italian physicists, not able to spend themselves in monstrous workouts. Owners, evidently, of exceptional engines. How to do? The Mura adopted its personal philosophy for the Abbagnale. And he applied it in every moment of the construction of a sporting miracle full of intelligence, genius, application. Do the Germans vow from dawn to dusk? Be them. We put the intensity, my nephews. The intensity in training as a response to the hammering Teutonic continuity. Obsessive, unbearable.
The theorem of Giuseppe La Mura, trainer of two competitive giants. “The winner is those who work a lot, work more, work better. In sport there is no place for washing “. Giuseppe is a rash, impetuous, determined in every gesture and in every word, an explosion of energy and strength. The spokesperson of the crew with the fixation of victory and the ambition to rowing in front of the world, the indivisible companion of a maxim. “Participating is important, even more winning. If you do not want to win in sport, you do not exist “.
Carmine silent warrior. Character closed, observer, thoughtful, determined. Two strong arms, determined in the execution of the commands. The engine of the boat. Sweat, effort, twenty years of silence. Peppeniello at the helm of the boat of wonders, he in the bow to keep the route and to dictate orders to the Fratelloni.
Vincenzo e Luisa Cascone, i genitori, titolari di un biscottificio a Castellamare di Stabia, in zona Porto. Papà Di Capua impastava a mano, fedele ai principi antichi, là  dove ora vengono impiegati macchinari moderni, di ultima generazione. Il biscottificio Cascone, premiata ditta con oltre un secolo di vita. Pane, dolci, e i famosi biscotti di Castellamare dal sapore unico. Una delizia per il palato. Simili ai sigari avana, per il colore chiaro, la forma e la lunghezza. Il grembiule da lavoro e le mani infarinate, Peppeniello non disdegnava di dare un mano ai genitori. Il biscottificio di famiglia anche come luogo di distensione. Un dolce rifugio.
Timoniere di limpido abbagliante talento inviolabile custode di un equipaggio che ha scritto la storia, saliva in barca a quattordici anni. Condannato dal ruolo alla luce riflessa, non se la prendeva minimamente, orgoglioso del suo nobile operato e dei qualificanti contributi al successo della barca da sogno.
Stima, rispetto, limpidi rapporti professionali con i fratelloni. Al di fuori degli allenamenti e delle gare, lui e gli Abbagnale non si frequentavano. Nella vita regatavano ognuno per conto proprio. Giuseppe e Carmine come fratelli, per lui. “Ma una pizza vai a mangiarla con gli amici, non con tuo  fratello”.
Talenti naturali, gli Abbagnale. Peppeniello li bacchettava con la voce, raramente con il gesto. Musica per le orecchie dei fratelli i suoi comandi figli della conoscenza tecnica e degli avversari. Il timoniere sembrava possedere occhi anche dietro la nuca. E recitava una sorta di personalissimo mantra, quando i giornalisti gli chiedevano un parere, un’opinione, un pronostico sulla regata imminente. “L’eliminatoria è una cosa, la semifinale un’altra, la finale una vicenda a parte”. La litania puntualmente servita con vis da attore. Diceva niente, in quelle parole non c’era polpa. Serviva semplicemente a neutralizzare l’ottimismo smodato dei superficiali, senza dover ricorrere alla scaramanzia e agli esorcismi. I canottieri remano anche nella superstizione. Altrimenti che sportivi sarebbero.
Vincenzo and Luisa Cascone, parents, owners of a biscuit factory in Castellamare di Stabia, in the Porto area. Papa di Capua kneaded by hand, faithful to ancient principles, where modern machinery of the latest generation is now used. Cascone biscuit factory, award winning company with over a century of life. Bread, cakes, and the famous Castellamare biscuits with a unique flavor. A delight for the palate. Similar to the Havana cigars, for their light color, shape and length. The working apron and the floured hands, Peppeniello did not disdain to give a hand to the parents. The family biscuit factory also as a place of relaxation. A sweet refuge.
Helmsman of clear dazzling talent inviolable guardian of a crew that wrote the story, saliva boat at fourteen. Condemned by the role in the reflected light, he did not take it in the least, proud of his noble work and the qualifying contributions to the success of the dream boat.
Estimate, respect, clear professional relationships with the brothers. Outside of training and competitions, he and the Abbagnale did not attend. Everyone in life regatted on their own. Giuseppe and Carmine as brothers, for him. “But a pizza go and eat it with friends, not with your brother”.
Natural talents, the Abbagnale. Peppeniello wove them with his voice, rarely with the gesture. Music for the brothers’ ears his commands sons of technical knowledge and opponents. The helmsman seemed to possess eyes even behind his head. And he recited a sort of very personal mantra, when the journalists asked him for an opinion, an opinion, a prediction about the upcoming race. “The eliminatory is one thing, the semi-final another, the final one a separate story”. The litany regularly served with an actor’s vis. He said nothing, in those words there was no pulp. It simply served to neutralize the immoderate optimism of the superficial, without having to resort to superstition and exorcism. Rowers also row in superstition. Otherwise what sports would they be.
Le smorfie di Peppeniello facevano grandi giri. Catturate da telecamere e microfoni, riempivano le televisioni di tutto il mondo. Giampiero Galeazzi, forte canottiere in gioventù, declamava e cantava le gesta del terzetto a lungo invincibile con sincero meraviglioso trasporto e accesa passione. “Fratelloni” l’ha inventato lui. “Andiamo, ci siamo, sììì”.
Gegè Maisto giornalista napoletano, puntuale segugio, seguiva gli Abbagnale e Di Capua in tutto il mondo. Mai che abbia mancato una vittoria, fosse anche quella al campionato del mondo in Nuova Zelanda. All’altro capo del pianeta. “Australia, Kenya, California, Canada, Corea, l’Europa in ogni anfratto: il mondo l’ho girato quasi tutto. Il posto più bello? I nostri. La Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana”.
Castellamare primo amore, Amalfi il secondo. Un amore fine e passionale. L’abbraccio intenso al timone della barca nella Regata delle Repubbliche Marinare, appuntamento annuale nel segno di antiche rivalità. Regata storica nata nel 1955, conquistata due volte da Peppiniello con la barca di Amalfi. La doppia entusiasmante prodezza in un delirio di popolo, al timone di equipaggi formati in parti uguali da canottieri nati nella regione e nella provincia.
Rari sorrisi, composto nella vittoria e nella sconfitta, il magnifico terzetto si teneva lontano dall’arroganza che talvolta è compagna dei primi della classe. Sublimi silenzi a scandirne i trionfi.
“Persone eccezionali, incredibili i due fratelli. Ragazzi amabili, introversi, sensibili. Uomini prima, poi sportivi.  Serietà e impegno i loro connotati. Il dna dei fuoriclasse”.
Il timoniere d’oro colpito, abbagliato da un titolo della Gazzetta dello Sport. Nove colonne, in prima pagina, il giorno dopo il trionfo alle olimpiadi di Seul. “Siamo un popolo di Abbagnale”. “Bellissimo, il massimo. Quel titolo ha avuto un effetto immediato sconvolgente. Noi tre orgogliosi di essere un popolo”.
Peppeniello’s grimaces made great turns. Captured by cameras and microphones, they filled television stations all over the world. Giampiero Galeazzi, a strong singer in his youth, declaimed and sang the deeds of the trio that was long invincible with sincere marvelous transport and passionate passion. “Fratelloni” he invented it. “Come on, here we are, yesìì”.
Gege Maisto a Neapolitan journalist, a punctual hound, followed Abbagnale and Di Capua all over the world. Never having missed a victory, was also that at the world championship in New Zealand. At the other end of the planet. “Australia, Kenya, California, Canada, Korea, Europe in every corner: the world has shot almost everything. The most beautiful place? Our. The Sorrento Peninsula and the Amalfi Coast “.
Castellamare first love, Amalfi the second. A fine and passionate love. The intense embrace at the helm of the boat in the Regatta of the Maritime Republics, annual appointment in the sign of ancient rivalries. Historical regatta born in 1955, conquered twice by Peppiniello with the Amalfi boat. The double thrilling stunt in a delirium of people, at the helm of crews formed in equal parts by rowers born in the region and in the province.
Rare smiles, composed in the victory and in the defeat, the magnificent trio was kept away from the arrogance that sometimes is a companion of the first class. Sublime silences to mark their triumphs.
“Exceptional people, incredible the two brothers. Lovable, introverted, sensitive boys. Men first, then sports. Seriousness and commitment to their connotations. The DNA of the champions “.
The gold helmsman hit, dazzled by a title of the Gazzetta dello Sport. Nine columns, on the front page, the day after the triumph at the Olympics in Seoul. “We are a people of Abbagnale”. “Beautiful, the best. That title had an immediate shocking effect. The three of us are proud of being a people “.
Genuini in tre, la gente voleva un gran bene ai Fratelloni d’Italia e al loro piccolo grande timoniere. “Incarnavamo l’aspetto pulito dello sport”. Un concetto comune, molto alto, ne muoveva i remi, il timone, la barca. Vivevano la gara e la competizione allo stesso modo, con lo stesso spirito. “Chi arriva secondo o terzo è uno sconfitto”.
Il mondo si accorgeva di loro tre, li scopriva, e incredulo li celebrava nel 1982, a Lucerna. Un rivelazione: il due con dell’Italia campione del mondo. Meraviglia, sconcerto, ma questi chi li ha mandati? L’immagine di quella giornata trionfale si sarebbe ripetuta negli anni. Alle olimpiadi e ai campionati del mondo: il dottor La Mura in bicicletta lungo l’argine del campo di gara, il fischietto come a voler lanciare segnali in codice, e le pedalate per stare idealmente nella regata e nella barca con i nipoti e Peppeniello. Alla fine, oltre il traguardo, i fratelli sollevavano di peso il timoniere e lo scaraventano in acqua. Un rito, il rituale della vittoria.
La barca dei sogni, in kevlar, costo diciotto milioni di lire. Qua e là rattoppata, mancava solo il tris d’oro ai Giochi Olimpici di Barcellona. Il campo di gara a Banyoles, lago di acqua potabile, centonove chilometri di autopista dalla capitale della Catalogna, sulla strada di Girona. Il lago non dorato per Giuseppe, Carmine e Peppeniello. Il terzetto in testa dalla partenza fino a trequarti di gara. Poderosi i Fratelloni, vogare sul passo è la specialità della ditta. Una regata da principi fino a trecento metri dalla linea ideale del traguardo. Peppeniello timoniere non sa darsi pace, ancora oggi. “L’unica volta, giuro, in cui ho affrontato gli ultimi duecentocinquanta metri con la sensazione di avere già vinto”.
Sensazione sbagliata, purtroppo. Il 2 con più forte al mondo, il più titolato, affiancato e superato dagli inglesi a pochi metri dalla meta. Fratelli anche loro. Gemelli,  Jonathane Greg Searle. Un secondo, niente, il tempo di un battito di ciglia. Un secondo di differenza, in fondo a undici anni di trionfi. Mai più avevano perso dal 1988. Peppeniello con la testa nascosta tra le mani, un gesto che sapeva di disperazione. La mimica dello sconforto. Lacrime italiane, abbiamo pianto in tanti. I gemelli inglesi, da quel giorno in poi, vinceranno pochissimo. Due medaglie d’argento ai mondiali e stop, sconfitti nella rivincita dai fratelli Abbagnale. Gara non ufficiale, nel teatro più affascinante e magico. A Napoli nello specchio d’acqua davanti al lungomare di via Caracciolo.
Genuini in three, people wanted a lot of good for the Fratelloni d’Italia and their great little helmsman. “We embodied the clean aspect of sport”. A common concept, very high, it moved the oars, the rudder, the boat. They lived the race and the competition in the same way, with the same spirit. “Whoever arrives second or third is a loser”.
The world was aware of them three, discovered them, and incredulous celebrated them in 1982, in Lucerne. A revelation: the two with Italy’s world champion. Wonder, bewilderment, but who sent them? The image of that triumphal day would have been repeated over the years. At the Olympics and the world championships: Dr. La Mura cycling along the embankment of the field, the whistle as if to send coded signals, and the rides to be ideally in the race and in the boat with the grandchildren and Peppeniello. In the end, over the finish line, the brothers lifted the helmsman weight and threw him into the water. A ritual, the ritual of victory.
The dream boat, in kevlar, costs eighteen million lire. Here and there patched up, there was only three gold in the Olympic Games in Barcelona. The race course at Banyoles, a lake of drinking water, one hundred and nine kilometers of autopista from the capital of Catalonia, on the road to Girona. The non-gilded lake for Giuseppe, Carmine and Peppeniello. The trio in the lead from the start up to three quarter of the race. Podorzosi Fratelloni, rowing on the pitch is the specialty of the company. A regatta of princes up to three hundred meters from the ideal line of the finish line. Peppeniello helmsman can not give himself peace, even today. “The only time, I swear, in which I faced the last two hundred and fifty meters with the feeling of having already won”.
Wrong feeling, unfortunately. The 2 with the strongest in the world, the most titled, flanked and surpassed by the British a few meters from the goal. Brothers too. Gemelli, Jonathane Greg Searle. A second, nothing, the time for a blink of an eye. A second of difference, at the bottom of eleven years of triumphs. Never again had they lost since 1988. Peppeniello with his head hidden in his hands, a gesture that smelled of despair. The mimic of despair. Italian tears, we cried in many. The English twins, from that day on, will win very little. Two silver medals at the World Cup and stop, defeated in the revenge by the Abbagnale brothers. Unofficial race, in the most fascinating and magical theater. In Naples in the stretch of water in front of the seafront of Via Caracciolo.
Basta timone nel ’96. Giuseppe Di Capua scende dalla barca, si ritira. Bye bye, Fratelloni. Mette su pancetta, e si fa fatica a riconoscerlo, tradito però in questo senso dalla voce. Il timbro è sempre lo stesso, quello dei giorni d’oro alle olimpiadi e ai campionati del mondo. Quella voce per comunicare che si ritiene tradito dal suo sport. Il canottaggio come la donna del cuore che molla il proprio uomo all’improvviso, senza nemmeno guardarlo in faccia. Fine di un grande amore. Non una parola, niente, zero. “Nessuno che mi abbia avvicinato per dirmi se mi fosse piaciuto fare qualcosa per il canottaggio. Io vittima di un torto, se premettete”. Polemica nessuna, mai esposto il dolore. Si teneva tutto dentro, compagno di una considerazione molto amara. Lo sport è cambiato, l’Italia è cambiata.
Sbollita la rabbia, ammorbidito il magone, il buon Peppeniello dalla barba chiara, di un grigio-biondo, spesso incolta, un filo lunga, si lascia prendere da una proposta soft. Risalire in barca, tornare al timone, mettersi al comando del 4 con pesi leggeri pararowing. Atleti con lievi problemi, diversamente abili alle braccia, al tronco, alle spalle. La proposta gli garba. Sì, ci sta. Ma non aveva detto di aver lasciato il canottaggio per sempre? Racconta di aver scherzato, quella dichiarazione di rinuncia definitiva era il frutto di una solenne arrabbiatura. Una delusione grande davvero, in maniera inversamente proporzionale all’altezza di Peppeniello, ora appesantito dalla lunga inattività. Palesemente rotondo, la pancetta da commendatore.
Enough rudder in ’96. Giuseppe Di Capua gets off the boat, retires. Bye bye, Fratelloni. It puts on bacon, and it is hard to recognize it, betrayed, however, in this sense by the voice. The stamp is always the same, that of the golden days at the Olympics and the world championships. That voice to communicate that he feels betrayed by his sport. Rowing as the woman of the heart that suddenly springs its own man, without even looking at him. End of a great love. Not a word, nothing, zero. “Nobody who approached me to tell me if I’d like to do something for rowing. I am the victim of a wrong, if you press “. No controversy, never exposed the pain. Everything was kept inside, a very bitter consideration. Sport has changed, Italy has changed.
Softened anger, softened the magone, the good Peppeniello with a light beard, a gray-blond, often uncultivated, a long thread, let himself be taken by a soft proposal. Go back to the boat, return to the helm, get in command of 4 with light pararowing weights. Athletes with slight problems, disabled in the arms, the trunk, the shoulders. The proposal welcomes him. Yes, there is. But had not he said he’d left rowing forever? He says he joked, that declaration of definitive renunciation was the result of a solemn rage. A really big disappointment, inversely proportional to the height of Peppeniello, now weighed down by long inactivity. Clearly round, the bacon from commendatore.
Deve perdere peso e riacquisire un aspetto almeno passabile. Si sottopone ad una rigidissima dieta. Rinunce, privazioni, sacrifici. Una fatica boia sopportata con il sorriso a fior di labbra e qualche improperio contro se stesso, in dialetto. Riesce a rientrare nel peso e a ritornare timoniere. Cinque lustri dall’ultima medaglia, riprende il timone nel 2013, a cinquantacinque anni. E va vincere il titolo mondiale, la medaglia d’oro, ai campionati del mondo pararowing, in Corea del Sud. Il paese del dolce mattino di quel meraviglioso mattino del 1988 con Giuseppe e Carmine Abbagnale.
Il piacere, la fortuna, la gioia di guidare alla vittoria cinque fantastici ragazzi e ragazze, componenti a turno dell’equipaggio italiano campione del mondo. Una barca  mista: Paola Protopapa, Valentina Grassi, Licilla Aglioti, Omar Airolo, Tommaso Schettino. “Io mi sono limitato a fare quello che so fare: partire per vincere”.
Vincere: verbo e motto di una vita in barca. Giuseppe Di Capua, alias Peppeniello, ritiene che la sua esistenza di timoniere sia stata una buona vita. Vittorie, medaglie, applausi, notorietà, una bella famiglia, tre figli, amicizie grandi e importanti. Imprese del 2 con. I Fratelloni e lui. Castellamare di Stabia nel ‘92, gli Abbagnale e Peppiniello Di Capua. “Non potrei chiedere di più al canottaggio e alla vita”.
He must lose weight and reacquire a look that is at least passable. He undergoes a very strict diet. Renunciations, privations, sacrifices. A tired executioner endured with a smile on his lips and some improper on himself, in dialect. He manages to get back into weight and return to the helmsman. Five decades from the last medal, he took over the helm in 2013, at fifty-five. And it goes to win the world title, the gold medal, at the pararowing world championships, in South Korea. The country of the sweet morning of that wonderful morning of 1988 with Giuseppe and Carmine Abbagnale.
The pleasure, the luck, the joy of leading to victory five fantastic boys and girls, members in turn of the Italian team champion of the world. A mixed boat: Paola Protopapa, Valentina Grassi, Licilla Aglioti, Omar Airolo, Tommaso Schettino. “I confined myself to doing what I can do: starting to win”.
Winning: verb and motto of a life on a boat. Giuseppe Di Capua, aka Peppeniello, believes that his existence as a helmsman was a good life. Wins, medals, applauses, notoriety, a beautiful family, three children, big and important friendships. legendary exploits of the 2 with. The Fratelloni and him. The Castellamare di Stabia in ’92, the Abbagnale and Peppiniello Di Capua. “I could not ask more about rowing and life”.

Ho voluto inserire un timoniere così illustre per dare il giusto merito al ruolo che svolge dentro la barca da competizione con l’equipaggio assegnatogli. Il motivo principale sta proprio nel dare a “Cesare ciò che è di Cesare”. In generale la mancanza di competenza (ignoranza) sulla materia da l’opportunità agli sciocchi di credere che il timoniere è un peso morto da portare a spasso per puro folclore, non è così! la funzione del timoniere è complessa e difficile, ma non voglio di certo farne una dissertazione, che risulterebbe incomprensibile ai più per ragioni di competenza appunto. Mi limito solo a mettere in evidenza che lo scrivente è stato un timoniere in equipaggi pluripremiati e vincitori di diversi titoli nazionali e ciò fino a che, per ragioni di peso acquisito ed esperienza, non è giunto il momento di abbandonare il ruolo di timoniere per passare a quello di vogatore, che si è concluso con molti risultati positivi e degni da annoverare nella propria vita sportiva. Costudisco le medaglie conquistate in un cofanetto che raramente mi capita di rispolverare con una certa nostalgia, quasi sempre a giustificare di avere avuto un passato agonistico rubando ore allo studio, perché era un impegno non remunerato anche se supportato da società economicamente autonome. Ai miei tempi la situazione sportiva era tenuta in piedi con sacrifici e affrontata per soddisfazione personale.
I wanted to insert a helmsman so illustrious to give due credit to the role he plays in the competition boat with the crew assigned to him. The main reason lies in giving “Caesar what is Caesar’s”. In general, the lack of competence (ignorance) on the subject gives the foolish opportunity to believe that the helmsman is a dead weight to carry out for pure folklore, it is not so! the function of the helmsman is complex and difficult, but I certainly do not want to make a dissertation, which would be incomprehensible to most for reasons of competence. I limit myself only to highlighting that the writer was a helmsman in award-winning crews and winners of several national titles and that until due to weight gain and experience, the time has not come to abandon the role of helmsman to pass to that of a rower, which ended with many positive and worthy results to be included in his sporting life. I pay the medals won in a box that rarely happens to dust off with a certain nostalgia, almost always to justify having had a competitive past by stealing hours at the studio, because it was an unpaid commitment even if supported by economically autonomous companies. In my day the sporting situation was held up with sacrifices and faced for personal satisfaction.

Di seguito nei videos allegati c’é pure la sottotitolazione della lingua inglese utilizzata, in basso a destra è sufficiente cliccare sulla finestrella posta in evidenza!
Below in the attached videos there is also the subtitling of the English language used, in the lower right corner it is sufficient to click on the highlighted window!

 

 

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