Riflettiamoci Su Un Pò

“Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”.
Rita Levi-Montalcini
“I lost my sight, my hearing a lot. At the conferences I do not see the projections and I do not feel well. But I think more now than when I was twenty. The body does what it wants. I am not the body: I am the mind “.
Rita Levi-Montalcini

 

Un mio anziano professore di fisica diceva che la medesima era sconfinata se solo si fosse voluto darle dei contorni precisi, e la ragione stava nei fatti: ogni cosa che è inquadrata nella scienza fisica assume l’identità a secondo di come vogliamo applicarla, in apparenza sembra una definizione astrusa, ma poi se si va più in profondità ci si accorge che le cose stanno diversamente, una questione di punti di vista se ci fermiamo alle definizioni.
An old professor of physics said that the same was boundless if only he wanted to give precise contours, and the reason was in fact: everything that is framed in physical science takes the identity according to how we want to apply it, apparently it seems like an abstruse definition, but then if you go deeper you realize that things are different, a question of points of view if we stop at definitions.
Le nuove neuro scienze sostengono che la mente sia una funzione del cervello. Non esiste pertanto alcuna dicotomia fra mente e cervello, poiché indicano la stessa cosa.
Oggi, le neuroscienze ritengono che la mente, e dunque il pensiero, l’affettività e il comportamento, siano l’espressione della funzione del cervello. Il quale è parte del corpo. Tra cervello e corpo esistono legami straordinari. Ciò che accade nel cervello infatti si riflette sul corpo e oggi sappiamo che anche ciò che accade negli organi si riflette sulla mente.
In verità, il rapporto tra cervello e mente è un problema che ha una storia interessante e intrigante. Per secoli, i due termini hanno significato “cose differenti” che in qualche modo si integravano. Cartesio parla di “res cogitans” e “res extensa” per indicare che da una parte c’è lo spirito e dall’altra la materia. Sta di fatto tuttavia che il dualismo cartesiano, la separazione cioè dello spirito dal cervello, è presente già nel mondo greco. Platone pensa a un mondo delle ide (“Iperuranio”) che si distingue dal mondo dei corpi e descrive il corpo come una prigione in cui l’anima è “incarcerata”.
Il Cristianesimo compie una divisione ancora più netta, e l’ “Iperuranio” di Platone diviene il luogo delle anime, dal momento in cui si separano dal corpo. Il cervello è visto come un cristallo che viene colpito dalla luce rappresentata dallo Spirito che discende dal cielo.
Tra i dualisti contemporanei, un grande neuro scienziato, John Eccles, parla di parallelismo tra due realtà completamente divise. Una procede parallela all’altra, componendo una rotaia su cui può “viaggiare” il comportamento umano. A loro volta, i monisti, da Democrito ai neuro scienziati di oggi, sostengono che cervello e mente sono due termini che indicano la stessa cosa. Considerano infatti la mente un’espressione del cervello.
Secondo i monisti, ogni espressione della mente ha un corrispettivo biochimico e ogni movimento neurale ha un riflesso mentale. Questa posizione viene classificata tra i materialismi che, riducendo tutto a materia, considerano qualsiasi cosa al di fuori di essa una pura illusione, dunque un errore. Il materialismo ha poi generato anche l’ateismo, che significa etimologicamente “senza Dio”.
I neuroscienziati hanno una posizione differente. Essi si limitano a sostenere che tra mente e cervello non c’è alcuna dicotomia, alcuna suddivisione in due parti. Si tratta della stessa cosa. Molti tra i neuro scienziati credono in Dio e altri lo negano, ma si tratta tuttavia di una posizione che non emerge dal legame cervello-mente.
Il rapporto mente-cervello rientra dunque nella dimensione delle teorie scientifiche e degli esperimenti, mentre Dio implica il credere e il tema delle neuroscienze non riguarda questa dimensione, ma si occupa solo del rapporto tra mente e cervello. La posizione dominante in materia è il monismo: non c’è mente senza cervello e non c’è cervello che non produca pensieri, idee e non guidi il comportamento umano.
Il cervello-mente è pertanto l’ oggetto delle neuroscienze. In questa concezione, la psichiatria e la psicologia devono confrontarsi con le scienze neurobiologiche, se vogliono sopravvivere. La scienza è uno “scire per causas”, si basa sugli esperimenti e sui dati concreti, e non ama affidarsi soltanto alle intuizioni e alle idee.
A questo punto, la domanda è: la capacità di pensiero scaturì già pienamente sviluppata dal cervello di “Homo sapiens” senza avere alcun precursore ? In altri termini, dobbiamo domandarci in quale momento nel corso dell’evoluzione, la mente raggiunge lo stadio attuale. L’ ipotesi di molti autori riguarda una visione evolutiva secondo cui un fenomeno mentale-la coscienza- di così grande portata abbia accresciuto la nostra probabilità di sopravvivenza e dunque sia stato frutto di processi di selezione naturale.
The new neuro sciences claim that the mind is a function of the brain. There is therefore no dichotomy between mind and brain, because they indicate the same thing.
Today, neurosciences believe that the mind, and therefore thought, affectivity and behavior, are the expression of the function of the brain. Which is part of the body. There are extraordinary bonds between brain and body. What happens in the brain is in fact reflected on the body and today we know that what happens in the organs is also reflected in the mind.
In truth, the relationship between brain and mind is a problem that has an interesting and intriguing story. For centuries, the two terms meant “different things” that somehow integrated. Descartes speaks of “res cogitans” and “res extensa” to indicate that on one side there is the spirit and on the other the matter. It is in fact, however, that Cartesian dualism, ie the separation of the spirit from the brain, is already present in the Greek world. Plato thinks of a world of ide (“Iperuranio”) that stands out from the world of bodies and describes the body as a prison in which the soul is “incarcerated”.
Christianity makes an even sharper division, and Plato’s “Hyperuranium” becomes the place of souls, from the moment they separate themselves from the body. The brain is seen as a crystal that is struck by the light represented by the Spirit that descends from the sky.
Among the contemporary dualists, a great neuro scientist, John Eccles, speaks of parallelism between two completely divided realities. One proceeds parallel to the other, composing a rail on which human behavior can “travel”. In turn, the monists, from Democritus to today’s neuroscientists, argue that brain and mind are two terms that indicate the same thing. In fact, they consider the mind an expression of the brain.
According to the monists, every expression of the mind has a biochemical counterpart and every neural movement has a mental reflex. This position is classified among the materialisms which, by reducing everything to matter, consider anything outside a pure illusion, therefore an error. Materialism has also generated atheism, which means etymologically “without God”.
Neuroscientists have a different position. They limit themselves to claiming that between mind and brain there is no dichotomy, no division into two parts. It is the same thing. Many of the neuroscientists believe in God and others deny it, but it is a position that does not emerge from the brain-mind connection.
The mind-brain relationship therefore falls within the dimension of scientific theories and experiments, while God implies the belief and the theme of neuroscience does not concern this dimension, but deals only with the relationship between mind and brain. The dominant position in the matter is monism: there is no mind without a brain and there is no brain that does not produce thoughts, ideas and does not guide human behavior.
Brain is therefore the object of neuroscience. In this conception, psychiatry and psychology must confront the neurobiological sciences if they want to survive. Science is a “scire per causas”, is based on experiments and concrete data, and does not like to rely only on intuitions and ideas.
At this point, the question is: does the capacity for thought spring already fully developed by the brain of “Homo sapiens” without having any precursor? In other words, we must ask ourselves at what point in the course of evolution the mind reaches the current stage. The hypothesis of many authors regards an evolutionary view according to which a mental phenomenon – the consciousness – of such great importance has increased our probability of survival and therefore has been the result of processes of natural selection.

 

Il mutamento più evidente avvenuto durante l’evoluzione del cervello degli ominidi fu il triplicarsi del suo volume. Alcuni autori hanno studiato la diversa quantità di corteccia cerebrale- la parte pensante e più nobile del cervello-in diverse specie di primati e hanno scoperto che questa era più sviluppata nelle specie che vivono in gruppi sociali più numerosi. Questa scoperta dimostra che l’intelligenza viene incrementata nei contesti sociali. Si parla infatti di “intelligenza sociale” 
La comprensione del comportamento animale ha conosciuto una vera e propria “rivoluzione” capace di minare il dogma del “comportamentismo” secondo cui gli animali non possiedono la mente. Sono state al riguardo realizzate due ordini di ricerca neuroscientifica. Uno è stato un insieme di esperimenti aventi lo scopo di individuare l’ autocoscienza-definita come la capacità di riconoscere se stessi-in animali non umani.
Il secondo si proponeva di individuare eventuali capacità di inganno in primati. Lo scienziato Gordon Gallup, dell’ Università di New York, mise a punto il “test dello specchio”  per accertare la presenza del senso di sé. Quando un animale era in grado di riconoscere la propria immagine riflessa in uno specchio si poteva affermare che possedesse la consapevolezza di sé o autocoscienza. Il test di Gallup con uno scimpanzé dette esito positivo, in quanto l’animale si toccò la fronte in cerca della macchia rossa impressa dallo scienziato. Questo risultato rappresenta una pietra miliare per la comprensione della mente animale. Il “test dell’inganno” elaborato da due scienziati dell’ Università “St. Andrews” in Scozia e applicato su babbuini e scimmie comuni rivelò l’esistenza di comportamenti di inganno. La conclusione dei neuro scienziati è che gli scimpanzé possiedono un “alto grado di autocoscienza” nelle loro interazioni reciproche e con l’uomo.

 

The most evident change occurred during the evolution of the hominid brain was the tripling of its volume. Some authors have studied the different amounts of cerebral cortex – the thinking and nobler part of the brain – in different primate species and have found that this was more developed in species that live in larger social groups. This discovery shows that intelligence is increased in social contexts. In fact, we speak of “social intelligence”
The understanding of animal behavior has experienced a real “revolution” capable of undermining the dogma of “behaviorism” according to which animals do not possess the mind. Two orders of neuroscientific research have been carried out in this regard. One was a set of experiments aimed at identifying self-consciousness – defined as the ability to recognize oneself – in non-human animals.
The second one aimed to identify any potential for deception in primates. The scientist Gordon Gallup, of the University of New York, developed the “mirror test” to ascertain the presence of the sense of self. When an animal was able to recognize its own reflection in a mirror, it could be said that it possessed self-awareness or self-awareness. The Gallup test with a chimpanzee gave positive results, as the animal touched its forehead in search of the red stain impressed by the scientist. This result represents a milestone for understanding the animal mind. The “test of the deception” elaborated by two scientists of the “St. Andrews “in Scotland and applied on baboons and common monkeys revealed the existence of deception. The conclusion of the neuroscientists is that chimpanzees have a “high degree of self-awareness” in their interactions with each other and with humans.

 

Che cosa possiamo dire dell’autocoscienza dei nostri progenitori? Sappiamo che alcuni comportamenti umani-come per esempio le attività artistiche e le testimonianze di riti  funerari- che parlano chiaramente di consapevolezza della morte- riflettono sia la capacità di usare un linguaggio verbale sia la consapevolezza di sé. Il senso di “identità” ci proviene proprio dal possesso comune della coscienza di sé.
I neuro scienziati sono impegnati a chiarire in termini neurali, cioè fisico-chimici, che cosa significhi essere coscienti e autocoscienti; come può il cervello generare individualità diverse le une dalle altre; in che modo eventi mentali – ad esempio la volontà di ricambiare l’ immenso affetto del nostro cucciolo Kimi, di cui parleremo nel corso dell’ opera – possano diventare eventi cerebrali.
Le neuroscienze “identificano” attività mentale e coscienza con la materia  e con il funzionamento del cervello. In questo modo, esse evitano il fastidioso problema del rapporto mente – cervello, cercando di capire mente e coscienza in un mondo fisico. Seguendo questa concezione, la mente e la coscienza vengono pertanto ammesse fra gli eventi del mondo naturale.
L’identità di mente e cervello, che alcuni neuro scienziati negano decisamente, comporta però che noi non possiamo fare quello che vogliamo. Se cioè le nostre decisioni sono prese dal cervello, che è un oggetto fisico e che pertanto obbedisce a leggi fisiche, la nostra volontà non è più libera. Si tratta di un’ altra grande e affascinante sfida posta ai neuro scienziati.

 

What can we say about the self-consciousness of our ancestors? We know that some human behaviors – such as artistic activities and testimonies of funerary rites – that speak clearly of awareness of death – reflect both the ability to use verbal language and self-awareness. The sense of “identity” comes from the common possession of self-consciousness.
The neuroscientists are committed to clarifying in neural terms, ie physico-chemical, what it means to be conscious and self-conscious; how can the brain generate different individualities from each other; how mental events – for example the desire to reciprocate the immense affection of our puppy Kimi, which we will discuss during the work – can become brain events.
Neurosciences “identify” mental activity and consciousness with matter and with the functioning of the brain. In this way, they avoid the annoying problem of the mind-brain relationship, trying to understand mind and consciousness in a physical world. Following this conception, the mind and consciousness are therefore admitted among the events of the natural world.
The identity of mind and brain, which some neuro scientists strongly deny, implies that we can not do what we want. If our decisions are taken from the brain, which is a physical object and therefore obeys physical laws, our will is no longer free. This is another great and fascinating challenge for neuro-scientists.

 

Nella sua concezione, Eric Kandel premio Nobel per la medicina, pone come “primo principio” delle neuroscienze quello secondo cui “tutti i processi mentali derivano da operazioni del cervello. Questo principio ha un forte sostegno empirico. Lesioni del cervello infatti producono “alterazioni del comportamento, e specifiche alterazioni del cervello si riflettono in cambiamenti nel funzionamento mentale”.
La ricerca sullo sviluppo neurale – afferma Kandel – avrà un grande impatto nell’ affrontare diverse, importanti questioni riguardanti il cervello, la mente, i disturbi psichiatrici e le malattie neurodegenerative. Oggi, nuove tecniche di neuroimaging permettono la visualizzazione di diverse aree del cervello simultaneamente. Stiamo iniziando – aggiunge Insel – a comprendere in che modo l’ attività neurale organizza l’insieme delle informazioni, generando memoria, attenzione e coscienza . L’ analisi di queste aree del cervello ha permesso ai neuro scienziati di guardare all’ interno della “scatola nera” del cervello e di studiare gli aspetti più misteriosi della vita mentale, inclusi i processi inconsci, le emozioni e le pulsioni.
Oggi, il principio che domina la concezione delle neuroscienze è che “tutte le funzioni della mente riflettono funzioni del cervello”.
Da parte loro, Eccles e Popper in precedenza avevano sostenuto il concetto di reciproca influenza fra mente, cervello, Io e Anima. Il venire alla luce della mente e della coscienza di Sé – scrive Eccles – è “un mistero”. L’ individualità si trova “al di là dell’ indagine scientifica (ect.), è il risultato di una creazione soprannaturale di ciò che in senso religioso è chiamato anima”.
Anche altri autori parlano di mistero della mente. Il problema del cervello e della mente – precisa Popper – contiene “grandi enigmi, che forse non saranno mai risolvibili”. Anche la conquista della coscienza del regno animale – aggiunge- è un mistero grande quanto quello sull’origine della vita..Da parte sua, Lhermitte afferma che il mistero della coscienza non è ancora svelato e che è permesso dubitare che lo spirito umano riuscirà in questa impresa.
Dopo essersi chiesto se arriveremo ad una esatta comprensione scientifica del nebuloso mistero della mente, Penrose invece sostiene insieme con altri autori come non vi sia alcun mistero al riguardo. Anche altri autori aprono all’ ottimismo, quando affermano che non c’ è niente di misterioso nell’ analizzare il cervello e la mente, a partire da alcuni aspetti connessi con il comportamento, l’apprendimento, la memoria e gli stati d’ animo. Come si vede, il problema del cervello, della mente e della coscienza  si trova al centro dell’ affascinante ricerca neuro scientifica e si dibatte tra tentativi riduzionistici e la seduzione del soprannaturale.

 

In his conception, Eric Kandel Nobel Prize for Medicine, places as “the first principle” of neuroscience that according to which “all mental processes derive from brain operations. This principle has strong empirical support. In fact, brain injuries produce “alterations in behavior, and specific changes in the brain are reflected in changes in mental functioning”.
Research on neural development – says Kandel – will have a major impact on addressing several important questions concerning the brain, the mind, psychiatric disorders and neurodegenerative diseases. Today, new neuroimaging techniques allow the visualization of different areas of the brain simultaneously. We are beginning- adds Insel- to understand how neural activity organizes the whole of information, generating memory, attention and consciousness. The analysis of these brain areas has allowed neuro-scientists to look inside the “black box” of the brain and to study the most mysterious aspects of mental life, including unconscious processes, emotions and drives.
Today, the principle that dominates the conception of neuroscience is that “all functions of the mind reflect functions of the brain”.
For their part, Eccles and Popper had previously supported the concept of mutual influence between mind, brain, ego and soul. The coming to the light of the mind and consciousness of the Self-writes Eccles- is “a mystery”. Individuality is “beyond scientific investigation (ect), it is the result of a supernatural creation of what in the religious sense is called soul”.
Also other authors speak of the mystery of the mind. The problem of the brain and the mind – Popper specifies – contains “great enigmas, which perhaps will never be solved”. Even the conquest of the consciousness of the animal kingdom – he adds – is a mystery as great as that on the origin of life. In his part, Lhermitte affirms that the mystery of consciousness is not yet revealed and that it is possible to doubt that the human spirit will succeed in this company.
After wondering if we will arrive at an exact scientific understanding of the nebulous mystery of the mind, Penrose instead supports together with other authors how there is no mystery in this regard. Other authors also open to optimism when they say that there is nothing mysterious about analyzing the brain and the mind, starting from some aspects related to behavior, learning, memory and moods. As we can see, the problem of the brain, the mind and the conscience is at the center of the fascinating neuro-scientific research and is debated between reductionist attempts and the seduction of the supernatural.

 

Finora, una delle conclusioni più affascinanti cui conducono le attuali neuroscienze è la definitiva affermazione dell’ “unicità” del cervello umano e dunque della nostra “unicità” in quanto esseri pensanti. Per questa via, ci avviamo verso la progressiva comprensione dei meccanismi neurobiologici che spiegano l’ attività del pensiero, la nostra vita emozionale, il modo in cui le emozioni colorano i nostri comportamenti.
E’ solo nel cervello che alla fine troveremo le risposte ai numerosi interrogativi sui misteri dell’essere umano. Diversamente dai filosofi, oggi i neuro scienziati hanno il vantaggio di verificare i dubbi e gli enigmi sulla natura del cervello e della mente in modo diretto ed empirico grazie alle metodiche di neuroimaging. Le quali ci permettono di “vedere” quali parti del cervello si attivano quando una persona compie un’azione o è impegnata in un dato processo mentale. Possiamo cioè “visualizzare” il cervello in tempo reale e “misurare” per ogni millesimo di secondo le incredibili e complesse attività cerebrali, “seguire” gli eventi nell’istante in cui si svolgono ed “esaminare” gli effetti di una lesione situata nel punto voluto. Possiamo seguire le attività dei neuroni e della mente come il pensiero, la memoria, le emozioni, le percezioni, il pensiero creativo, il calcolo matematico, nel momento in cui si formano le idee e si concatenano le parole. In sostanza, possiamo “vedere” quali regioni cerebrali entrano in azione durante qualunque attività della mente.
Il cervello, la mente, la coscienza: tre parole che nascondono ancora “colossali abissi di ignoranza” e rappresentano per i neuro scienziati la più avvincente ed entusiasmante avventura mai intrapresa dalla specie umana. Penetrare l’ignoto, è la grande sfida del cervello umano. Un cervello definito la struttura più complessa e meravigliosa dell’universo conosciuto. Comprende cento miliardi di neuroni. Ogni neurone ha circa diecimila contatti sinaptici. Una realtà immensa, già intuita dai poeti, “E’ più grande del cielo e più profondo del mare”, canta la poetessa statunitense Emily Dickinson”. “Non ha colonne d’ Ercole il cervello”, aggiunge Marialuisa Spaziani.
E’ il miracolo del cervello umano, il cui fascino ambiguo non ha mai cessato di esercitare – come rileva Vizioli – la sua influenza su “chiunque si sia almeno una volta nella vita chiesto chi siamo e dove andiamo”. Un fascino ambiguo per il fatto che il cervello può produrre la cappella Sistina, il Requiem di Mozart, ma anche Auschwitz e Hiroshima o gli inafferrabili orrori quotidiani e le infinite pulsioni distruttive e autodistruttive individuali e interpersonali.

 

So far, one of the most fascinating conclusions of current neuroscience is the definitive affirmation of the “uniqueness” of the human brain and therefore of our “uniqueness” as thinking beings. In this way, we are moving towards the progressive understanding of the neurobiological mechanisms that explain the activity of thought, our emotional life, the way in which emotions color our behavior.
It is only in the brain that we will eventually find the answers to the numerous questions about the mysteries of the human being. Unlike philosophers, today neuro-scientists have the advantage of verifying doubts and enigmas on the nature of the brain and mind in a direct and empirical way thanks to neuroimaging methods. Which allow us to “see” which parts of the brain are activated when a person performs an action or is engaged in a given mental process. We can “visualize” the brain in real time and “measure” for each thousandth of a second the incredible and complex brain activities, “follow” the events in the instant in which they are carried out and “examine” the effects of a lesion located in the point She wanted. We can follow the activities of neurons and minds such as thought, memory, emotions, perceptions, creative thinking, mathematical calculation, when ideas are formed and words are linked together. In essence, we can “see” which brain regions come into action during any activity of the mind.
The brain, the mind, the conscience: three words that still hide “colossal abysses of ignorance” and represent for the neuro scientists the most exciting and exciting adventure ever undertaken by the human species. Penetrating the unknown is the great challenge of the human brain. A brain defined the most complex and marvelous structure of the known universe. It includes one hundred billion neurons. Each neuron has about ten thousand synaptic contacts. An immense reality, already intuited by the poets, “It is bigger than the sky and deeper than the sea”, sings the American poet Emily Dickinson “. “It does not have columns of Hercules the brain”, adds Marialuisa Spaziani.
It is the miracle of the human brain, whose ambiguous fascination has never ceased to exercise – as Vizioli notes – its influence on “whoever at least once in his life asked who we are and where we are going”. An ambiguous fascination for the fact that the brain can produce the Sistine Chapel, Mozart’s Requiem, but also Auschwitz and Hiroshima or the elusive daily horrors and the infinite individual and interpersonal destructive and self-destructive impulses.

 

Unico

 

 

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