Cosa Apprendere dal Giappone

Quando un giapponese si lamenta, non significa che è arrabbiato, semplicemente è insoddisfatto. E quando alza la voce — che è una cosa rarissima — è veramente arrabbiato, oppure si tratta di un giapponese veramente indisciplinato. Quando invece i giapponesi appaiono estremamente calmi, con una faccia priva di espressione (come una maschera del Teatro Nō), significa che sono letteralmente furibondi, cioè talmente “incazzati” che sono arrivati a disprezzare la persona con cui stanno discutendo, tanto da non voler più nemmeno rivolgergli la parola. In quest’ultimo caso, la testa di un giapponese è piena stracolma di terribili parolacce… che non esistono nemmeno nel vocabolario!
Keiko Ichiguchi
When a Japanese complains, it does not mean he is angry, he is simply dissatisfied. And when he raises his voice – which is very rare – he is really angry, or he is a truly unruly Japanese. When, on the other hand, the Japanese appear extremely calm, with an expressionless face (like a mask of the Teatro Nō), it means that they are literally furious, that is, so “pissed off” that they have come to despise the person they are discussing with, so as not to want no longer even speak to him. In the latter case, the head of a Japanese is full of overflowing terrible words … that don’t even exist in the vocabulary!
Keiko Ichiguch
Dopo le due scosse consecutive che hanno superato i 7 gradi Richter, è pesante il bilancio dell’ennesimo terremoto che ha colpito il Giappone, stavolta nell’isola del Kyushu, forse uno dei luoghi del Sol Levante più legati alla storia giapponese, dalle origini mitologiche alle principali tappe della sua trasformazione in una grande nazione moderna. Oggi a Kumamoto e nella regione circostante si contano 45 vittime accertate, ma vi sono ancora molti dispersi. Degli oltre mille feriti, quasi duecento versano in condizioni gravissime. Ma non è tutto. A causa del doppio terremoto, dall’epicentro relativamente poco profondo – 10 chilometri sotto la superficie – e quindi molto più violento, le autorità locali e i militari delle Forze di autodifesa devono fare i conti con le necessità di decine di migliaia di sfollati, di 80.000 famiglie senza corrente elettrica, e 320.000 case senza acqua potabile. Il Giappone non è nuovo a questi cataclismi, le reazioni delle persone di fronte al terremoto, ma soprattutto la preparazione della popolazione all’evento sismico e ai danni che possono derivarne, fanno parte del Dna di ogni giapponese.
After the two consecutive tremors that exceeded 7 Richter, the toll of yet another earthquake that struck Japan is heavy, this time on the island of Kyushu, perhaps one of the places of the Rising Sun most linked to Japanese history, with mythological origins to the main stages of its transformation into a great modern nation. Today in Kumamoto and the surrounding region there are 45 confirmed victims, but there are still many missing. Of the more than a thousand wounded, almost two hundred are in very serious conditions. But that is not all. Due to the double earthquake, from the relatively shallow epicenter – 10 kilometers below the surface – and therefore much more violent, the local authorities and the soldiers of the Self-defense Forces have to deal with the needs of tens of thousands of displaced persons, of 80,000 families without electricity, and 320,000 homes without drinking water. Japan is not new to these cataclysms, the reactions of people in the face of the earthquake, but above all the preparation of the population for the seismic event and the damage that can derive from it, are part of the DNA of every Japanese.
Non si tratta solo di costruire nel modo giusto, nei luoghi giusti, e con materiali adatti – difficile immaginare gli effetti che avrebbe avuto in una qualsiasi città italiana un sisma di quell’intensità – ma anche di educazione civica. Da quando si è bambini, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strutture pubbliche, si viene preparati non solo all’eventualità di un terremoto, ma anche a incendi, inondazioni, frane. Si imparano i percorsi da fare, i sistemi per evitare il panico. In ogni ufficio, ogni impiegato ha il suo zainetto ignifugo, con casco, torcia elettrica, coltello, guanti, acqua, e il prezioso fischietto di plastica arancione. E’ obbligatorio. Anche io quando lavoravo in Giappone ne ho sempre avuto uno, posato in un angolo della stanza.
It is not just about building in the right way, in the right places, and with suitable materials – hard to imagine the effects that an earthquake of that intensity would have had in any Italian city – but also of civic education. From when we are children, in schools, in workplaces, in public facilities, we are prepared not only for the eventuality of an earthquake, but also for fires, floods, landslides. We learn the paths to take, the systems to avoid panic. In every office, every employee has his own fireproof backpack, with helmet, flashlight, knife, gloves, water, and the precious orange plastic whistle. Is required. Even when I worked in Japan I always had one, placed in a corner of the room.
Certo, possiamo anche ripeterci che abbiamo tutto da imparare dai giapponesi, anche adesso che in Europa affrontiamo la minaccia del terrorismo. E per inciso, visto che il problema esiste, invece di proiettare i colori delle bandiere sui monumenti e disegnare cuori con i gessetti, sarebbe forse ora di insegnare alle persone come comportarsi in caso di attacco. Ma il problema oggi è un altro, ed è italiano quanto giapponese. Nei nostri due paesi l’invecchiamento della popolazione, con il conseguente abbandono delle campagne, sta portando a un vero e proprio sgretolamento del territorio. E’ già chiaro che a Kumamoto, una volta passata la prima emergenza e diminuite le scosse di assestamento, il problema saranno le frane, gli smottamenti, e quindi altri danni, e si spera non altre vittime. La trasformazione delle nostre società, il suo effetto sul mondo che ci circonda, è uno dei temi più importanti che Giappone e Italia devono affrontare. Quest’anno stiamo celebrando il 150mo anniversario dei rapporti Italia Giappone, che certamente tra i nostri partner è uno dei più attivi anche in ambito multilaterale in materia di sostenibilità.
Of course, we can also repeat that we have everything to learn from the Japanese, even now that in Europe we face the threat of terrorism. And incidentally, since the problem exists, instead of projecting the colors of the flags on the monuments and drawing hearts with chalks, it would perhaps be time to teach people how to behave in the event of an attack. But the problem today is another, and it is Italian as well as Japanese. In our two countries the aging of the population, with the consequent abandonment of the countryside, is leading to a real crumbling of the territory. It is already clear that in Kumamoto, once the first emergency has subsided and the aftershocks have diminished, the problem will be landslides, landslides, and therefore other damage, and hopefully not other victims. The transformation of our societies, its effect on the world around us, is one of the most important issues facing Japan and Italy. This year we are celebrating the 150th anniversary of Italy Japan relations, which is certainly among our partners, one of the most active also in the area of ​​multilateral sustainability.
Di solito, non c’è partner migliore di chi ti conosce e ti comprende meglio. E chi ti conosce meglio è chi ha i tuoi stessi problemi. Oggi non c’è partner migliore del Giappone per fare fronte insieme alle importanti sfide che vengono dall’invecchiamento della popolazione – la cui risposta non può essere quella irrazionale dell’immigrazione senza controllo, ma piuttosto una maggiore collaborazione nella ricerca in campo medico e tecnologico, nella robotica, la domotica, la farmaceutica. L’Italia può offrire al Giappone degli spunti preziosi nel settore della “silver economy”, eccellenze nel settore del design per la creazione di prodotti rivolti ai più anziani, così come la tecnologia mirata al superamento delle disabilità. Vi sono anche ampi margini per la collaborazione tra Italia e Giappone in campo aerospaziale, per il controllo satellitare del territorio mirato alla “disaster prevention”, come anche nelle “green energy”. Forse quella che ci troveremo a fronteggiare nei prossimi anni sarà la sfida più importante per i nostri due paesi, perché è la sfida per la sopravvivenza. Affrontiamola insieme a chi ne sa qualcosa.
Usually, there is no better partner than someone who knows you and understands you better. And those who know you best are those who have the same problems as you. Today there is no better partner than Japan to cope together with the important challenges that come from the aging of the population – whose response cannot be the irrational one of immigration without control, but rather a greater collaboration in medical and technological research , in robotics, domotics, pharmaceuticals. Italy can offer Japan valuable insights into the “silver economy” sector, excellences in the design sector for the creation of products aimed at older people, as well as technology aimed at overcoming disabilities. There is also ample scope for collaboration between Italy and Japan in the aerospace field, for satellite control of the territory aimed at “disaster prevention”, as well as in “green energy”. Perhaps the one we will face in the coming years will be the most important challenge for our two countries, because it is the challenge for survival. Let’s face it with those who know something about it.

 

Unico

 

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