Cos’è il Neoliberismo

Comunque le si valuti, le teorie neoliberiste compromettono istruzione, salute, aumentano le disuguaglianze e riducono le quote di reddito destinate ai lavoratori; di tali effetti non è possibile dubitare.
Noam Chomsky
However it is evaluated, neoliberal theories undermine education, health, increase inequalities and reduce the share of income earmarked for workers; such effects cannot be doubted.
Noam Chomsky

 

In economia con neoliberismo si indica un orientamento di politica economica, inteso come riproposizione/riaffermazione del vecchio liberismo, favorevole ad un mercato privo di regolamentazione e di autorità/intervento pubblico, ovvero in balia delle sole forze di mercato (domanda e offerta), senza alcun intervento statale di regolazione del sistema economico in caso di necessità (es. forte disparità tra classi sociali) ovvero economia di mercato pura. Dal punto di vista filosofico, esso sarebbe parzialmente associabile alle teorie libertarie, sennonché i termini “liberista” e “neoliberista” sono talvolta utilizzati con una connotazione dispregiativa. Ambo i termini esistono solo in lingua italiana: il primo di essi fu coniato dal filosofo Benedetto Croce a metà del XX secolo, mentre il secondo è entrato in uso nell’ultimo decennio dello stesso.
Il termine liberismo è spesso stato assimilato sin dalle origini crociane alle conseguenze economiche del pensiero politico liberale. Tuttavia, il liberalismo attribuisce all’autorità pubblica e al diritto proprio il compito (esclusivo) di difendere le libertà individuali, tra cui anche quelle economiche. L’essenza economica del liberalismo fu enunciata nel modo più esplicito dall’economista austriaco Eugen von Böhm-Bawerk: “Un mercato è un sistema giuridico, in assenza del quale l’unica economia possibile è la rapina di strada”.
In economics with neoliberalism is indicated an economic policy orientation, understood as a re-proposition / reaffirmation of the old liberalism, favorable to a market devoid of regulation and authority / public intervention, or at the mercy of only market forces (demand and supply), without no state intervention of regulation of the economic system in case of necessity (eg strong disparity between social classes) or pure market economy. From the philosophical point of view, it would be partially associated with libertarian theories, except that the terms “liberal” and “neoliberal” are sometimes used with a derogatory connotation. Both terms exist only in Italian: the first of them was coined by the philosopher Benedetto Croce in the mid-twentieth century, while the second came into use in the last decade of the same.The term liberalism has often been assimilated since its origins in Croce to the economic consequences of liberal political thought. However, liberalism attributes the (exclusive) task of defending individual freedoms, including economic ones, to public authority and the right. The economic essence of liberalism was spelled out in the most explicit way by the Austrian economist Eugen von Böhm-Bawerk: “A market is a legal system, in the absence of which the only possible economy is street robbery”.

 

Il primo a coniare il termine fu il sociologo ed economista tedesco Alexander Rüstow, il quale cercò di teorizzare una nuova forma di liberismo leggermente distaccata da quello classico, maggiormente attenta al sociale e non completamente contraria ad un controllo dell’evoluzione dei mercati da parte dello Stato. Rüstow successivamente portò queste sue idee all’interno dei circoli di intellettuali, da lui frequentati in Germania, sotto il nome di neoliberismo.
Nel 1938 il filosofo francese Louis Rougier organizzò a Parigi un colloquio intitolato a nome del giornalista Walter Lippmann, basato appunto sulle idee di quest’ultimo, contrarie ad ogni forma di collettivismo. Al colloquio presero parte oltre a Rougier e Lippmann anche Wilhelm Röpke, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron, Robert Marjolin, Jacques Rueff e lo stesso Alexander Rüstow. L’incontro puntò, sotto l’auspicio degli organizzatori Rougier e Lippmann, a definire una nuova visione di liberalismo economico, cui in quel periodo, nell’opinione comune, si imputava la Grande Depressione del 1929. Fu attraverso questo incontro, grazie anche alla partecipazione di Alexander Rüstow, che si ebbe un primo vero utilizzo della parola neoliberismo quale identificazione di una qualche ideologia economica, nella fattispecie una ideologia che intendeva proporsi come terza via tra il laissez faire e la pianificazione economica collettivista.
Oggi invece si considera il neoliberismo come nettamente opposto al concetto di economia keynesiana (in cui vi è correzione da parte statale del sistema economico con opportune misure di politica industriale a sostegno dell’interesse pubblico) e ad altre forme di economia mista fino al caso limite di economia pianificata.

 

The first to coin the term was the German sociologist and economist Alexander Rüstow, who tried to theorize a new form of liberalism slightly detached from the classical one, more attentive to the social and not completely contrary to a control of the evolution of the markets by the State. Rüstow later brought his ideas into the intellectual circles he frequented in Germany, under the name of neoliberalism. In 1938 the French philosopher Louis Rougier organized an interview in Paris named after journalist Walter Lippmann, based on ideas of the latter, contrary to any form of collectivism. In addition to Rougier and Lippmann, Wilhelm Röpke, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Michael Polanyi, Raymond Aron, Robert Marjolin, Jacques Rueff and Alexander Rüstow took part in the interview. The meeting aimed, under the auspices of the organizers Rougier and Lippmann, to define a new vision of economic liberalism, to which the Great Depression of 1929 was imputed in the common opinion. It was through this meeting, thanks also to the participation of Alexander Rüstow, who had the first real use of the word neoliberalism as an identification of some economic ideology, in this case an ideology that intended to present itself as a third way between laissez faire and collectivist economic planning. Today instead we consider neoliberalism as clearly opposed to the concept of Keynesian economics (in which there is a correction by the state of the economic system with appropriate measures of industrial policy in support of the public interest) and to other forms of mixed economy up to the extreme case of a planned economy.
Reduce dal Colloquio Walter Lippmann, nel 1947 Friedrich von Hayek fondò la Mont Pelerin Society con l’intento di aggregare varie personalità del mondo intellettuale al fine di ridiscutere il liberalismo classico, quindi ancora una volta si parlò di neoliberismo. Come ha sostenuto Milton Friedman, uno degli aderenti alla società fondata da Hayek, il periodo storico vissuto di recente, caratterizzato dalla forte ascesa da parte degli statalismi un po’ ovunque nel mondo, fece vedere agli occhi di tutti la Mont Pelerin Society come baluardo dell’ideologia liberale, punto di incontro annuale dei sostenitori del libero mercato. La creazione della società creò però non pochi attriti tra Hayek ed il suo collega di Scuola austriaca Ludwig von Mises, difensore del liberalismo classico.
After the Colloquium Walter Lippmann, in 1947 Friedrich von Hayek founded the Mont Pelerin Society with the intention of aggregating various personalities of the intellectual world in order to re-discuss classical liberalism, so once again there was talk of neoliberalism. As claimed by Milton Friedman, one of the adherents of the society founded by Hayek, the historical period of recent experience, characterized by the strong rise by statisms almost everywhere in the world, made everyone see the Mont Pelerin Society as a bulwark of the liberal ideology, the annual meeting point of free market supporters. However, the creation of the company created not a few frictions between Hayek and his colleague from the Austrian School Ludwig von Mises, defender of classical liberalism.
A partire dagli anni sessanta in America Latina iniziò un certo interesse da parte di alcuni intellettuali locali per le politiche di libero mercato ed in particolare per l’ordoliberalismo che aveva caratterizzato il miracolo economico tedesco, il Wirtschaftswunder. Tali teorie economiche venivano menzionate attraverso il termine spagnolo neoliberalismo. Fu soltanto dopo il colpo di Stato effettuato in Cile, ad opera del generale Augusto Pinochet, che delle idee liberiste iniziarono a trovare posto nell’economia politica di uno Stato sudamericano, uno Stato in regime dittatoriale.
Pinochet prese contatto fin da subito con diversi economisti appartenenti alla Scuola di Chicago, i cosiddetti Chicago boys, tra cui il fondatore della scuola Milton Friedman, e José Piñera. Questi suggerirono a Pinochet una serie di riforme di stampo liberale ispirate ai princìpi espressi in Capitalismo e libertà, come la deregolamentazione (deregulation), il conservatorismo fiscale, le privatizzazioni del patrimonio statale e i tagli alla spesa sociale, riportando il Cile, dopo la breve e interrotta presidenza di Allende, alle precedenti politiche liberiste aperte agli investimenti dei mercati internazionali e delle multinazionali (in particolare di quelle statunitensi).
Le politiche adottate da Pinochet, principalmente per quanto riguardò la riduzione della spesa pubblica, generarono non poco malcontento nella popolazione, specialmente per le classi sociali più basse che videro venir meno molti servizi assistenziali oltre che una riduzione media dei salari dell’8% e del potere di acquisto dei salari stessi; l’inflazione toccò il 375% nel 1974 e la disoccupazione il 20% (dal 3% che era; nel 1982 salì al 30%). Tali politiche erano inoltre attuate nel clima di terrore in cui la polizia teneva la popolazione grazie a torture e sparizioni. Durante il discusso regime di Pinochet si registrò quindi un’evoluzione del termine neoliberismo, che assunse una connotazione dispregiativa nell’utilizzo di coloro che criticavano le politiche cilene di quel periodo.
“La gente era in prigione perché i prezzi potessero essere liberi”
Beginning in the sixties in Latin America a certain interest began from some local intellectuals for free market policies and in particular for the orderly liberalism that had characterized the German economic miracle, the Wirtschaftswunder. Such economic theories were mentioned through the Spanish term neoliberalism. It was only after the coup d’état carried out in Chile, by General Augusto Pinochet, that liberal ideas began to find a place in the political economy of a South American state, a state in a dictatorial regime. Pinochet made contact immediately with several economists belonging to the Chicago School, the so-called Chicago boys, including the school’s founder Milton Friedman, and José Piñera. These suggested to Pinochet a series of liberal-style reforms inspired by the principles expressed in Capitalism and freedom, such as deregulation, fiscal conservatism, privatization of state assets and cuts in social spending, bringing back Chile, after the short and interrupted Allende’s presidency, to the previous liberal policies open to investment by international markets and multinationals (in particular the US ones). The policies adopted by Pinochet, mainly as regards the reduction of public spending, generated not a little discontent among the population, especially for the lower social classes who saw much less welfare services as well as an average reduction in wages of 8% and the purchasing power of wages themselves; inflation touched 375% in 1974 and unemployment 20% (from the 3% that it was; in 1982 it rose to 30%). These policies were also implemented in the climate of terror in which the police kept the population thanks to torture and disappearances. During the controversial Pinochet regime there was therefore an evolution of the term neoliberalism, which assumed a derogatory connotation in the use of those who criticized the Chilean policies of that period.
“People were in prison because prices could be free”
A partire dagli anni 2000 si è assistito ad un aumento dell’uso del termine neoliberismo, soprattutto da parte dei critici del libero mercato e del liberismo in genere, similmente a quanto accaduto nell’America Latina durante la dittatura Pinochet. Difatti, ad oggi, non esiste una definizione monolitica di neoliberismo, il quale rimane un concetto spesso confuso, utilizzato nel linguaggio accusatorio. Tanto meno vi sono economisti, politici o pensatori che si autodefiniscono neoliberisti.
Alcuni dei detrattori dell’ideologia neoliberista le addebitano il fatto di essere una sorta di estremizzazione del liberismoeconomico, tendendo all’annullamento totale dello Stato in favore del libero mercato e dell’imprenditorialità privata. Da questo punto di vista il neoliberismo sembrerebbe avvicinarsi ai significati di anarco-capitalismo e libertarianismo, o anche di miniarchismo, inglobando quindi anche le differenze presenti tra queste varie correnti filosofiche.
Altri identificano il neoliberismo non tanto con la concezione del venir meno dello Stato a beneficio del mercato, quanto piuttosto con il processo di impadronimento e controllo dello stesso Stato e dei suoi organi-chiave da parte di lobby, multinazionali e gruppi finanziari (una sorta di svuotamento dall’interno dello Stato, attuato ad esempio tramite privatizzazione dei profitti e mantenimento di costi e perdite a carico della casse pubbliche).
Altri ancora lo identificano con il patrimonialismo.
Diversi economisti vedono la grande recessione del XXI secolo come un effetto del fallimento delle politiche neoliberiste con le sue molteplici distorsioni economiche a mezzo di meccanismi speculativi. La stessa globalizzazione del XXI secolo è vista come un effetto delle politiche neoliberiste.
From the 2000s there has been an increase in the use of the term neoliberalism, especially by critics of the free market and liberalism in general, similar to what happened in Latin America during the Pinochet dictatorship. In fact, to date, there is no monolithic definition of neoliberalism, which remains an often confused concept, used in accusatory language. Nor are there economists, politicians or thinkers who call themselves neoliberals. Some of the detractors of neoliberal ideology blame them for being a sort of extremism of economic liberalism, tending to the total annulment of the state in favor of the free market and entrepreneurship private. From this point of view, neoliberalism would seem to approach the meanings of anarcho-capitalism and libertarianism, or even of miniarchism, thus also encompassing the differences between these various philosophical currents. Others identify neoliberalism not so much with the conception of the failure of the State to benefit of the market, but rather with the process of seizure and control of the same State and its key organs by lobbies, multinationals and financial groups (a sort of emptying from within the State, implemented for example through privatization of profits and maintenance of costs and losses for the public purse). Others still identify it with patrimonialism. Several economists see the great recession of the 21st century as an effect of the failure of neoliberal policies with its multiple economic distortions through speculative mechanisms. The very globalization of the twenty-first century is seen as an effect of neoliberal policies.

 

Unico

 

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