Ipotesi Suggestiva

“Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori. Una donna è inevitabilemnte la storia del suo ventre, dei semi che vi sifecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea. Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto. Una donna è sempre la storia di molti uomini. Una donna è la storia del suo paese, della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinchè lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue. Ma è anche la storia di una coscienza e delle sue lotte interiore. Una donna è la storia di un’utopia”.
Marcela Serrano
“A woman is the story of her actions and her thoughts, of cells and neurons, of wounds and enthusiasms, of love and disaffection. A woman is inevitably the story of her womb, of the seeds that came to her, or that were not fertilized, or that stopped being, and of the moment, unrepeatable, in which it becomes a goddess. A woman is the story of small things, banalities, daily tasks, the sum of the unspoken. A woman is always the story of many men. A woman is the story of her country, of her people, and it is the story of her roots and her origins, of all the women who were nourished by others who preceded her so that she could be born: a woman is the story of his blood. But it is also the story of a conscience and its inner struggles. A woman is the story of a utopia “.
Marcela Serrano
Paleolitico. Il Dio dei primi uomini fu la donna.
Secondo i paletnologi, le prime credenze spirituali dell’Homo sapiens si manifestarono durante il paleolitico superiore, ovvero circa quarantamila anni fa. Alcuni ritrovamenti fanno però pensare che fin dal paleolitico medio anche i nostri più lontani antenati non sapiens avessero già sviluppato comportamenti religiosi. Nelle grotte di Qafzeh in Israele sono stati trovati scheletri umani di 100.000 anni fa, macchiati di ocra rossa e forse appartenenti a ominidi di transizione tra l’Uomo di Neanderthal e quello moderno, o forse, invece, ad Homines sapientes arcaici fuoriusciti dall’Africa 125.000 anni or sono attraverso il Sinai.
Ma anche i Neanderthaliani, che popolarono l’Europa e l’Asia per 170.000 anni, praticavano riti sepolcrali. Incontrato l’Homo Sapiens africano in Yemen e Medio Oriente tra 70.000 e 40.000 anni fa, finirono per estinguersi, ma prima si ibridarono con esso, lasciando in eredità agli europei ed asiatici moderni tra l’uno e il quattro per cento di materiale genetico compatibile. Gli uomini di Neanderthal deponevano il corpo dei defunti in fosse coperte da lastre di pietra per difenderne il cadavere dai saprofagi, insieme ad utensili di pietra e parti di animali (forse cibo per il lungo viaggio); in alcuni casi addirittura fiori. Dopo un po’ di tempo, riesumavano il cadavere dell’antenato per staccarne il cranio, forse per farne un oggetto di culto. Si può supporre dunque che essi credessero all’esistenza di forme di vita dopo la morte. Altri indizi indicherebbero che essi praticassero forme primigenie di totemismo e di adorazione animale, in particolare il culto dell’orso, e riti propiziatori per la caccia.
Al paleolitico superiore risalgono invece i numerosi esempi di sepolture di uomini moderni, corredate di offerte funerarie, e di pitture rupestri antropomorfiche, come quelle trovate a Chauvet (risalenti a 32.000 anni fa) ed a Lascaux (17.000 anni fa); e rappresentazioni di strani esseri metà umani e metà uccello o metà leone, indizio di antiche credenze sciamaniche e magico-scaramantiche. Ma fin da tempi ben più antichi, e per oltre 30.000 anni, si diffuse ovunque il culto delle cosiddette “Veneri paleolitiche”: statuette (a volte bassorilievi) di piccola dimensione (lunghe spesso meno di venti centimetri) in avorio di mammut, o in ceramica, pietra calcarea, ematite od altri materiali, che rappresentano una donna steatopigia, dalla femminilità esacerbata, talvolta incinta. Ne sono state trovate in Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, sui Pirenei, in Svizzera, Russia e fino in Siberia ed Asia. Furono prodotte durante un lunghissimo periodo, che, cominciato con l’industria litica Aurignaziana (40.000 anni fa), fiorisce durante la cultura Gravettiana (29.000 – 21.000 anni fa) e giunge al Magdaleniano e all’inizio della “rivoluzione neolitica” (appena 11.000 anni fa).
Non mancano le Veneri italiane, come quelle di Savignano, Parabita e soprattutto Ventimiglia, dove alla fine del diciannovesimo secolo furono rinvenute, nelle grotte dei Balzi Rossi, al confine con la Francia, quindici Veneri in steatite (la più grande serie dell’Europa occidentale), scolpite dai “negroidi di Grimaldi”11 circa 25.000 anni fa.
Sembra si trattasse di un culto comune a tutti i popoli di quel periodo. Le Veneri, prive di funzioni pratiche, sarebbero state icone di fertilità o rappresentazioni della Grande Madre (o Madre Terra), genitrice dell’umanità e propiziatrice della vita e dell’abbondanza. Nelle loro forme esasperate gli studiosi hanno visto il ritratto delle donne Khoikhoi e San (o boscimane) dell’Africa australe, che l’uomo contemporaneo, dimentico della propria antica adorazione, sterminò (con i loro uomini) durante il primo genocidio del ventesimo secolo, quello dei Nama e del popolo bantu degli Herero. O quello della sudafricana Venere Ottentotta Saartjie Baartman, che cento anni prima fu esposta nuda, legata alla catena, negli zoo umani in Inghilterra, e poi rivenduta ad un domatore di animali francese. La piccola Sara (misurava un metro e trentacinque), ridotta alla prostituzione ed alcolizzata, morì di vaiolo il 29 dicembre 1815. Aveva 25 anni.
Paleolithic. The God of the first men was the woman. According to the palethnologists, the first spiritual beliefs of Homo sapiens manifested themselves during the Upper Paleolithic, or about forty thousand years ago. However, some findings suggest that since the Middle Paleolithic, even our most distant non sapiens ancestors had already developed religious behavior. In the caves of Qafzeh in Israel human skeletons of 100,000 years ago were found, stained with red ocher and perhaps belonging to hominids of transition between the Neanderthal Man and the modern one, or perhaps, instead, to Homines archaic sapientes spilled from Africa 125,000 years ago through the Sinai. But even the Neanderthals, who populated Europe and Asia for 170,000 years, practiced sepulchral rites. When they met the African Homo Sapiens in Yemen and the Middle East between 70,000 and 40,000 years ago, they ended up dying out, but first they hybridized with it, leaving a legacy to modern Europeans and Asians between one and four percent of compatible genetic material . The Neanderthals laid the corpses of the dead in ditches covered with stone slabs to defend the corpse from the scavengers, along with stone tools and parts of animals (perhaps food for the long journey); in some cases even flowers. After some time, they resurrected the corpse of the ancestor to detach the skull, perhaps to make it a cult object. It can therefore be assumed that they believed in the existence of life forms after death. Other indications would indicate that they practiced primitive forms of totemism and animal worship, in particular the cult of the bear, and propitiatory rites for hunting. On the upper Paleolithic date, however, numerous examples of burials of modern men, accompanied by funeral offerings, and of anthropomorphic cave paintings, such as those found at Chauvet (dating back to 32,000 years ago) and Lascaux (17,000 years ago); and representations of strange beings half human and half bird or half lion, an indication of ancient shamanic and magical-superstitious beliefs. But since very ancient times, and for over 30,000 years, the cult of the so-called “Paleolithic Venuses” has spread everywhere: statuettes (sometimes bas-reliefs) of small size (often less than twenty centimeters long) in mammoth ivory, or in ceramics, limestone, hematite or other materials, which represent a steatopygia woman, with an exacerbated femininity, sometimes pregnant. They have been found in Germany, Austria, the Czech Republic, Slovakia, the Pyrenees, Switzerland, Russia and up to Siberia and Asia. They were produced during a very long period, which began with the Aurignacian lithic industry (40,000 years ago), flourished during the Gravettian culture (29,000 – 21,000 years ago) and reached the Magdalenian and the beginning of the “Neolithic revolution” (just 11,000 years ago). The Italian Venuses are not lacking, like those of Savignano, Parabita and above all Ventimiglia, where at the end of the nineteenth century fifteen Venus in steatite (the largest series) were found in the Balzi Rossi caves, on the border with France. Western Europe), sculpted by the “negroids of Grimaldi” 11 about 25,000 years ago. It seems to have been a cult common to all the peoples of that period. The Venuses, without practical functions, would have been icons of fertility or representations of the Great Mother (or Mother Earth), parent of humanity and propitiatory of life and abundance. In their exasperated forms, scholars have seen the portrait of Khoikhoi and San (or Bushmen) women of southern Africa, which the contemporary man, oblivious to his ancient adoration, exterminated (with their men) during the first genocide of the twentieth century , that of the Nama and the Bantu people of the Herero. Or that of the South African Hottentot Venus Saartjie Baartman, who a hundred years earlier was exposed naked, tied to the chain, in human zoos in England, and then sold back to a French animal trainer. The small Sara (measuring one meter and thirty five), reduced to prostitution and alcoholic, died of smallpox on December 29, 1815. She was 25 years old.

 

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