Rientro In Classe

L’insegnamento è lasciare una traccia di sé stessi nello sviluppo di un altro. E sicuramente lo studente è una banca dove è possibile depositare i propri tesori più preziosi.
Eugene P. Bertin
The teaching is to leave a trace of them in the development of another. And surely the student is a bank where you can deposit your most precious treasures.
Eugene P. Bertin

 

Parole in libertà all’inizio dell’anno accademico
Ogni giorno scrivo perché tengo anche un blog personale su internet, ma questa è pubblicità di basso profilo, nonostante non sia nelle mie intenzioni, lo scrivo solo per dare enfasi al fatto che in tutte le nazioni più evolute l’utilizzo digitale è presente da diversi anni in aula per migliorare anche l’aspetto creativo possibile, un fattore che dovrebbe coinvolgere pure un po’ di più anche gli anziani, invece in questo mondo così strano se fai qualcosa c’è subito chi è pronto a dire la sua che inevitabilmente ti coinvolge come se facessi chissa che. Le persone, in genere sono colme di tante cose da dire, spesso assolutamente estratte dal contesto a cui dovrebbero essere associate, perché parlare è uno sport dilettantistico che lascia spazio specialmente a chi sente una spinta continua a dire/raccontare facezie che non hanno ne capo ne coda, malattia dei giorni nostri o contemporanea come si suol dire, che induce a ogni piè sospinto ad esternare parole parole parole e poco importa se queste abbiano un senso oppure siano solo dei suoni con poco significato o nessuno del tutto. Le parole assumono il ruolo di tritacarne o esplosivo a secondo del momento e dell’utilizzo. Nel marasma delle significanze derivate poi sei coinvolto senza nessuna colpa a dover giustificare con una costanza sospetta ogni cosa che hai l’avventura di dire/esternare/raccontare sotto forma di parole coordinate in affermazioni o discorsi più o meno compiuti, si perché spesso non hai nemmeno il tempo di esprimere i concetti a cui vuoi dare la necessaria completezza, che vieni bruscamente interferito da queste, come vogliamo chiamarle, persone o combattenti sul fronte del supposto sproloquio. Non c’è un momento di tregua, l’inconsistenza è instancabilmente all’opera, il più delle volte propinata come antidoto al buonsenso, nel tentativo di coinvolgerti in situazioni del tutto banali e si, perché il pensiero è bandito a priori in quanto devi giustificare e difendere la tua presenza a questo mondo. Allora mi chiedo che significato può assumere cercare di inserirsi in luoghi di aggregazione guidata, stare con gli altri che però non è che vogliono stare con te se non alle loro condizioni. Non è carino né tantomeno percorribile con la necessaria serenità. Capisci che non stai utilizzando per bene il tuo tempo se hai la voglia di esserci e non solo partecipare, forse non è il posto più adeguato.  Sono molto perplesso perché sovente vengono alla luce insofferenti individualismi o, forse è solo la natura coatta di taluni anziani da tenere a bada perché sono irriducibili alla sana aggregazione in un gruppo di lavoro, o forse è solo il principio di invecchiamento precoce che deve essere tenuto sotto un controllo più attivo ed efficace, chissà, mi chiedo se c’è la necessità di focalizzarsi su ciò?
Words in freedom at the beginning of the academic year
Every day I write because I also keep a personal blog on the internet, but this is low-profile advertising, although it is not my intention, I write it only to emphasize that in all the most advanced nations, digital use is present by several years in the classroom to improve even the creative aspect possible, a factor that should also involve the elderly a little more, instead in this world so strange if you do something there is now who is ready to tell her that inevitably tell you it involves as if I were saying who. People, in general, are full of so many things to say, often absolutely extracted from the context to which they should be associated, because speaking is an amateur sport that leaves space especially to those who feel a push continues to say / tell jokes that they have no leader ne queue, modern-day disease or contemporary as they say, which leads to every move to express words, words, words and it doesn’t matter if they make sense or they are just sounds with little meaning or none at all. Words take on the role of meat grinder or explosive depending on the time and use. In the chaos of the derived meanings then you are involved without any fault in having to justify with a suspicious constancy everything you have the adventure of saying / externalizing / telling in the form of coordinated words in statements or more or less complete speeches, yes because you often do not have not even the time to express the concepts to which you want to give the necessary completeness, that you are abruptly interfered by these, as we want to call them, people or fighters on the front of the supposed rant. There is no moment of respite, the inconsistency is tirelessly at work, most often offered as an antidote to common sense, in an attempt to involve you in completely banal situations and yes, because thought is banned a priori because you have to justify and defend your presence in this world. So I wonder what meaning it can take to try to fit into places of guided aggregation, to be with others but it is not that they want to be with you except on their terms. It is not cute, nor is it passable with the necessary serenity. You understand that you are not using your time well if you have the desire to be there and not just participate, maybe it is not the most appropriate place. I am very puzzled because often intolerant individualisms come to light or, perhaps it is only the forced nature of certain elderly people to be kept at bay because they are irreducible to healthy aggregation in a work group, or perhaps it is only the principle of premature aging that must be kept under more active and effective control, who knows, I wonder if there is a need to focus on it?

 

Unico

 

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