Approfondimenti

“La conseguenza più crudele dello stupro infantile, ormai lo sappiamo, è che rende il bambino nemico di se stesso. Quasi sempre la vittima introietta il disprezzo dell’aguzzino e si giudica sporca, mostruosa. Secondo questo perverso meccanismo mentale, la colpa è sempre di chi si fa stuprare. Lo stupratore diventa quasi come un destino già scritto, un evento crudele ma inevitabile come un terremoto, un’alluvione, e questo finisce per alleviare la sua colpa.”
Dacia Maraini
“The cruelest consequence of child rape, we now know, is that it makes the child an enemy of himself. The victim almost always takes the scorn of the torturer and considers himself dirty, monstrous. According to this perverso mechanical mechanism, the fault is always those who are raped. The rapist becomes almost like a fate already written, a cruel but inevitable event like an earthquake, a flood, and this ends up alleviating his guilt. “
Dacia Maraini
Bisogna sfatare questo mito crudele quanto odioso, che ha rovinato la vita di vittime perlopiù innocenti e/o inconsapevoli di quanta fredda cattiveria sia parte di colui che perpetra azioni del genere. E non è sufficiente la cultura né la castrazione chimica perché sia possibile la conversione al rispetto, è certo, almeno è mio convincimento, che il ritorno alla punizione corporale sarebbe in grado di scoraggiare i più fanatici come gli occasionali fruitori di piacere a scapito di una creatura più debole, perlomeno incapace a difendersi. Sarei d’accordo su una sperimentazione pluriennale per verificarne i risultati, ma non una prova politica bensì qualcosa che ha a che fare con l’irreversibile.
We must dispel this cruel and hateful myth, which has ruined the lives of mostly innocent and / or unaware victims of how cold malice is part of the perpetrator of such actions. And culture or chemical castration is not enough for conversion to respect to be possible, it is certain, at least it is my conviction, that the return to corporal punishment would be able to discourage the most fanatic as the occasional users of pleasure at the expense of a weaker creature, at least unable to defend itself. I would agree on a multi-year trial to verify the results, but not a political test but something that has to do with the irreversible.
La cultura dello stupro: Le dieci regole (Ho molti dubbi sul seguente!)
Insistere sulle tecniche di autodifesa e prevenzione in relazione alla violenza carnale, per quanto necessario, si configura spesso come un cerotto applicato ad una ferita che necessiterebbe di ben altre cure. L’autodifesa insegna ad esempio alle donne a minimizzare gli effetti di uno stupro (e, a volte, ad evitarlo) ma non elimina il terrore e la possibilità di essere stuprate. Molto spesso, tra l’altro, per quante precauzioni una donna prenda, le è impossibile evitare una violenza carnale: insistere sulla prevenzione mette l’accento, in qualche modo, sulla responsabilità della vittima per l’atto che ella stessa subisce.
Dall’altro lato, nell’esercizio di controllo sociale sui potenziali stupratori o sugli stupratori effettivi, l’inasprimento delle pene e la prevenzione vengono spesso confusi. L’evidenza dimostra che la sanzione penale, per quanto severa, non serve come deterrente: inoltre, ben pochi violentatori vengono effettivamente incarcerati.
Gli uomini e le donne, fin dalla più tenera età, sono condizionati ad accettare di recitare dei “ruoli”: essi comprendono stili di comportamento, attitudini, valutazioni, giudizi morali. Questo sistema dei ruoli è continuamente reiterato ed incoraggiato dai prodotti culturali, dai media, persino dai programmi scolastici. I media si incaricano spesso di fornire alle donne una completa lista di quali loro comportamenti produrrebbero la violenza carnale. L’addestramento sociale su quanto si conviene alle donne e quanto si conviene agli uomini insegna alle prime ad essere vittime, ed ai secondi ad essere aggressori.
L’alta incidenza degli stupri e delle violenze su donne e minori è semplicemente uno dei risultati dello sbilanciamento di potere fra uomini e donne. Ci si attende che le donne assumano, nei riguardi degli uomini, un atteggiamento subordinato in quanto intrinsecamente inferiori: di conseguenza, lo stupro non è che una logica estensione di tale rapporto di dominio.
Le donne, come gli uomini, vengono al mondo con l’intera potenzialità dell’esprimere se stesse, liberamente, direttamente e spontaneamente; poiché questa abilità viene castrata dal processo di socializzazione femminile, è su tale processo che è necessario intervenire.
Un modo per analizzare la relazione di dominio maschio/femmina è il mero esame delle regole sociali più comuni che vengono insegnate alle donne.
The culture of rape: The ten rules (I have many doubts about the following!)
Insisting on self-defense and prevention techniques in relation to carnal violence, as necessary, often takes the form of a plaster applied to a wound that would require other treatments. Self-defense teaches women, for example, to minimize the effects of rape (and sometimes avoid it) but does not eliminate terror and the possibility of being raped. Very often, among other things, however many precautions a woman takes, it is impossible for her to avoid carnal violence: insisting on prevention somehow stresses the victim’s responsibility for the act she undergoes. On the other hand, in the exercise of social control over potential rapists or actual rapists, the tightening of penalties and prevention are often confused. Evidence shows that the penalty, however severe, does not serve as a deterrent: in addition, very few rapists are effectively imprisoned. Men and women, from an early age, are conditioned to agree to play “roles”: they include styles of behavior, attitudes, evaluations, moral judgments. This system of roles is continually reiterated and encouraged by cultural products, the media, even school curricula. The media often undertake to provide women with a complete list of what their behaviors would produce carnal violence. Social training on what is appropriate for women and what is appropriate for men teaches the former to be victims, and the latter to be aggressors. The high incidence of rape and violence against women and minors is simply one result of the imbalance of power between men and women. Women are expected to take a subordinate attitude towards men as they are intrinsically inferior: consequently, rape is only a logical extension of this relationship of domination. Women, like men, come into the world with the full potential of expressing themselves, freely, directly and spontaneously; since this ability is castrated by the female socialization process, it is on that process that action is needed. One way to analyze the male / female domination relationship is the mere examination of the most common social rules that are taught to women.
Regola n. 1: Quando parla con qualcuno, una donna deve mantenere un tono educato ed accompagnare le parole con un sorriso grazioso ed accondiscendente.
Rispondere gentilmente a qualsiasi approccio è diventato “istintivo” per molte donne: esse non vogliono “urtare” i sentimenti altrui, ne’ essere scortesi, ne’ infliggere una “brutta figura” all’interlocutore, ne’ ignorarlo. Diseducate a fidarsi del proprio istinto riguardo al pericolo e ad occuparsi principalmente di non fare del male all’altro, scopriranno – in caso di violenza subita – che questa attitudine sociale appresa così bene le farà giudicare consenzienti allo stupro.
Rule no. 1: When talking to someone, a woman must maintain a polite tone and accompany the words with a graceful and condescending smile.
Kindly responding to any approach has become “instinctive” for many women: they do not want to “hurt” the feelings of others, neither to be rude, nor to inflict a “bad figure” on the interlocutor, nor to ignore it.
Uneducated to trust their instincts about the danger and to deal mainly with not hurting the other, they will discover – in case of violence suffered – that this social attitude learned so well will make them judge consenting to rape.
Regola n. 2: Le donne devono rispondere alle domande che vengono fatte loro.
Nella nostra cultura, una delle cose più offensive che una persona può fare è ignorare una domanda diretta. Nelle situazioni sociali che precedono lo stupro, gli uomini gettano spesso il fardello del rigetto sulle donne, ponendo domande del tipo: “Cosa c’è, non ti piaccio?”, oppure “Cosa c’è di sbagliato in te, non ti piacciono gli uomini?”

Molto frequentemente, di fronte a domande di questo tipo, una donna sente di dover compensare l’uomo di cui ha “urtato i sentimenti”, rispondendo ad esse e giustificandosi.
Rule no. 2: Women must answer the questions they are asked.
In our culture, one of the most offensive things a person can do is ignore a direct question. In the social situations that precede rape, men often throw the burden of rejection on women, asking questions such as “What’s wrong, don’t you like me?”, Or “What’s wrong with you, you don’t like men? “
Very often, faced with questions of this type, a woman feels that she must compensate the man whose feelings she” bumped into “by answering and justifying them.
Regola n. 3: Le donne non devono infastidire altra gente o fare scenate solo perché si sentono a disagio.
Generalmente, non ci si aspetta che le donne si intromettano nelle vite altrui per chiedere qualcosa per se stesse: ci si aspetta, invece, che esse siano pronte a dare una mano a chiunque. Quando una donna grida per chiedere aiuto, raramente ottiene l’attenzione degli sconosciuti. E’ in effetti più produttivo gridare “AL FUOCO!” che “AIUTO!”, se si vuole che qualcuno accorra. Le donne sono riluttanti ad attirare l’attenzione su di sé, specialmente in un luogo pubblico come un bar, una discoteca, un ufficio è stato insegnato loro che ciò è sconveniente e che se lo facessero passerebbero per isteriche. Inoltre le donne pensano che, se nessuno nota il loro senso di disagio o se le loro sensazioni di pericolo vengono minimizzate, è perché loro stesse stanno sbagliando. Dissentire è essere una rompiballe, chiedere che anche i propri bisogni vengano riconosciuti è essere una guastafeste.
Rule no. 3: Women don’t have to annoy other people or make scenes just because they feel uncomfortable.
Generally, women are not expected to intrude into the lives of others to ask for something for themselves: instead, they are expected to be ready to help anyone. When a woman screams for help, she rarely gets strangers’ attention. It is actually more productive to shout “FIRE!” that “HELP!” if you want someone to rush. Women are reluctant to draw attention to themselves, especially in a public place such as a bar, a disco, an office, they have been taught that this is inconvenient and that if they did they would go hysterical. In addition, women think that if nobody notices their sense of unease or if their feelings of danger are minimized, it is because they themselves are wrong. To disagree is to be a nuisance, to ask that one’s own needs be recognized is to be a spoiler.
Regola n. 4: Se si è in pericolo, è meglio rivolgersi alla protezione ed al giudizio di un uomo.
“Poiché sono sempre stata gentile con gli uomini – pensa la donna che si attiene a questo insegnamento – essi avranno cura di me.”
Ci sono due errori evidenti in questa regola:
a) sono gli uomini ad infastidire e ferire le donne;
b) non sempre ci sono attorno uomini in cui si può riporre fiducia.
Ne consegue che le donne devono prendere il problema della vittimizzazione nelle loro stesse mani: ovvero imparare a proteggersi l’un l’altra.
Rule no. 4: If you are in danger, it is better to turn to the protection and judgment of a man.
“Since I have always been kind to men – think the woman who abides by this teaching – they will take care of me.”
There are two obvious mistakes in this rule:
a) it is men who annoy and injure women;
b) there are not always men in whom trust can be placed;
it follows that women must take the problem of victimization into their own hands: that is, learn to protect each other.
Regola n. 5: Un toccamento casuale o un commento a sfondo sessuale in contesti pubblici vanno presi come un complimento alla donna a cui sono diretti.
Molte donne pensano che essere bersagliate dai fischi di un gruppo di muratori non è altro che una forma di elogio alla loro “desiderabilità”. Parecchie situazioni di violenza carnale cominciano proprio così, con un “innocuo” commento sulla bellezza della vittima da parte dello stupratore. La mancanza di chiarezza su cosa sia un comportamento insultante per una donna e l’ambivalenza con cui le donne stesse sono spinte a considerare questi fenomeni fanno sì che essi non vengano riconosciuti come aggressioni.
Rule no. 5: A casual touch or a sexual comment in public contexts should be taken as a compliment to the woman to whom they are directed.
Many women think that being targeted by the whistles of a group of bricklayers is nothing more than a form of praise for their “desirability”. Several situations of carnal violence begin just like that, with a “harmless” comment on the beauty of the victim by the rapist. The lack of clarity on what insulting behavior is for a woman and the ambivalence with which women themselves are driven to consider these phenomena means that they are not recognized as aggression.
Regola n. 6: Coinvolta in occasioni sociali, se vuole essere bene accetta, la donna non deve dimostarsi superiore ad un uomo in qualsiasi gara, gioco o discussione.
E’ ormai scontato, per una donna, che battere un uomo (a carte, a tennis, a scarabeo o a monopoli) ferisce il suo orgoglio, diminuisce il suo interesse nella gara e ingenera in lui sentimenti di rabbia e nervosismo. Ne consegue, se a nessuna donna è consentito vincere alcunché in una contesa con un uomo, che aspettarsi ella possa combattere e sopraffare l’uomo che sta tentando di violentarla è veramente chiedere troppo!
Il pericolo in questo atteggiamento mentale delle donne è la continua svalutazione e minimizzazione delle risorse e dei talenti femminili per deferenza alle risorse ed ai talenti maschili. Se tale atteggiamento non viene sradicato, difficilmente una donna si sentirà capace e autorizzata a difendere se stessa.
Rule no. 6: Involved in social occasions, if she wants to be well accepted, the woman must not prove superior to a man in any competition, game or discussion.
It is now obvious for a woman that beating a man (by cards, tennis, beetle or monopolies) hurts his pride, diminishes his interest in the race and generates feelings of anger and nervousness in him. It follows, if no woman is allowed to win anything in a fight with a man, that expecting her to fight and overwhelm the man who is attempting to rape her is really asking too much!
The danger in this mental attitude of women is the continuous devaluation and minimization of female resources and talents by deference to male resources and talents. If this attitude is not eradicated, a woman will hardly feel capable and authorized to defend herself.
Regola n. 7: Una donna è sempre compassionevole e servizievole con gli altri; è in grado di anticipare i desideri ed i bisogni altrui e li considera più importanti dei propri.
Questo perché ogni (vera/brava) donna è “madre” ed ogni (vera/brava) “madre” è: sacrificio, abnegazione, disponibilità, nutrimento gratuito, dono. Ci sono donne che subiscono approcci indesiderati e financo molestie molto pesanti perché si sentirebbero cattive a respingere i loro aggressori. Non vogliono essere goffe ed insensibili nei loro confronti.
Rule no. 7: A woman is always compassionate and helpful with others; is able to anticipate the wishes and needs of others and considers them more important than his own.
This is because every (real / good) woman is “mother” and every (real / good) “mother” is: sacrifice, self-denial, availability, free nourishment, gift. There are women who undergo unwanted approaches and even very heavy harassment because they would feel bad about repelling their attackers. They don’t want to be clumsy and insensitive to them.
Regola n. 8: Le donne avversano la violenza, sono naturalmente non-violente: non è affatto consono ad una donna rispondere in maniera decisa, qualsiasi sia la situazione in cui ella si trova.
Questa mistificazione contribuisce a mantenere nelle donne la visione di se stesse quali “vittime impotenti” e quindi contribuisce a perpetuare la cultura dello stupro. C’è una bella differenza, infatti, nell’essere violente e nell’apprendere a rispondere alla violenza in maniera assertiva, rifiutando di essere intimidite e coltivando un senso di fiducia e di valore in se stesse.
Rule no. 8: Women oppose violence, they are naturally non-violent: it is not at all appropriate for a woman to respond decisively, whatever the situation in which she finds herself. This mystification helps to maintain in women the vision of themselves as ” powerless victims “and therefore contributes to perpetuate the culture of rape. There is a big difference, in fact, in being violent and in learning to respond to violence in an assertive way, refusing to be intimidated and cultivating a sense of trust and self-worth.
Regola n. 9: Le donne sono in genere inaffidabili per le altre donne, sono false, e quando sono cattive lo sono più degli uomini. Una donna non può far veramente conto su un’altra donna.
La vulnerabilità delle donne allo stupro dipende anche dall’isolamento, dal non riconoscersi come “gruppo”: questa regola sociale prevede che ogni donna competa con le altre per ottenere l’attenzione e l’approvazione degli uomini. La sfiducia e la svalutazione che una donna proietta sulle altre quando segue questa regola sono sentimenti che coltiva in se stessa, che abbattono la sua autostima e le impediscono di considerare le altre donne come risorsa ed aiuto. Non esistono “eccezioni alla regola” per cui una donna è più vera delle altre, o per cui una donna è così diversa dalle altre donne che di lei gli uomini hanno stima Si può tentare disperatamente per tutta la vita di “essere uno dei ragazzi”, ma sarà probabilmente proprio un insulto a sfondo sessuale o un’aggressione a ricordare a colei che si impegna in questo senso di essere “una delle ragazze”
E’ importante che le donne imparino a non biasimare se stesse per l’addestramento alla vittimizzazione che hanno ricevuto.
Rule no. 9: Women are generally unreliable to other women, they are false, and when they are bad they are more false than men. A woman cannot truly count on another woman.
The vulnerability of women to rape also depends on isolation, on not recognizing themselves as a “group”: this social rule requires that each woman compete with the others to obtain the attention and approval of men. The mistrust and devaluation that a woman projects on others when she follows this rule are feelings that she cultivates in herself, which break down her self-esteem and prevent her from considering other women as a resource and help. There are no “exceptions to the rule” that a woman is truer than the others, or that a woman is so different from other women that men have esteem for her. You can desperately try for a lifetime to “be one of the boys” , but it will probably be a sexual insult or an aggression to remind the one who is committed in this sense of being “one of the girls”
It is important that women learn not to blame themselves for the victimization training they have received.
Regola n. 10: Non può capitare a me, perché solo le donne immorali o le ragazze sventate subiscono gli stupri.
Frequentemente, le donne prendono una distanza psicologica dalla questione della violenza carnale (e si distanziano le une dalle altre) adottando questa regola. Le statistiche dimostrano che essa è falsa: non c’è un bersaglio prediletto, non ci sono comportamenti o categorie “a rischio”; è sufficiente essere femmina e nemmeno l’età (3 anni o 80) fa qualche differenza.
La regola n. 10 andrebbe quindi tradotta così: essere femmina è essere intrinsecamente immorale e sventata, quindi meritevole della punizione dello stupro.

 

Rule no. 10: It can’t happen to me, because only immoral women or foiled girls suffer rape.
Frequently, women take a psychological distance from the issue of carnal violence (and distance themselves from each other) by adopting this rule. Statistics show that it is false: there is no favorite target, there are no behaviors or categories “at risk”; it is enough to be female and not even age (3 years or 80) makes any difference. Rule no. 10 should therefore be translated like this: to be female is to be intrinsically immoral and foiled, therefore worthy of the punishment of rape.
Conclusione
L’unica strategia per eliminare la vulnerabilità delle donne riguardo alla violenza carnale consiste nell’alterare la relazione di dominio fra uomini e donne. Lo stupro non può più essere visto come un problema di ordine pubblico o di salute mentale: esso è un problema politico e coinvolge l’intera società, non solo i singoli attori che prendono parte alla scena della violenza.
E’ ovvio che cambiamenti individuali possono essere produttivi per le singole vite in cui si danno, ma è altrettanto ovvio che la cultura dello stupro non avrà termine se non di fronte ad un mutamento sociale. Il primo passo è quindi rompere l’isolamento delle donne rispetto alla comunità in cui esse vivono. All’interno della propria città o del proprio quartiere, le donne non si riconoscono l’un l’altra come risorsa, ne’ si affidano l’un l’altra mandati politici: molti fattori rinforzano l’idea che stare distanti dai luoghi di potere, dai luoghi ove si prendono le decisioni, sia “ovvio” o “inevitabile” per le donne. E’ importante che, all’interno di una comunità, le donne riconoscano ed usino il potere del loro numero per esercitare pressioni che portino al sorgere di un diverso tipo di socializzazione per donne e uomini.
Conclusion
The only strategy to eliminate women’s vulnerability to carnal violence is to alter the domination relationship between men and women. Rape can no longer be seen as a problem of public order or mental health: it is a political problem and involves the whole of society, not just the individual actors taking part in the scene of violence. It is obvious that individual changes can be productive for the individual lives in which they give themselves, but it is equally obvious that the culture of rape will not end if not in the face of social change. The first step is therefore to break the isolation of women from the community in which they live. Within their own city or neighborhood, women do not recognize each other as a resource, nor do they entrust one another with political mandates: many factors reinforce the idea that staying away from places of power, from the places where decisions are made, is “obvious” or “inevitable” for women. It is important that within a community women recognize and use the power of their numbers to exert pressure that leads to the emergence of a different type of socialization for women and men.

 

Unico

 

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